domenica 8 aprile 2018

I forni della fede

Dunque, la novità dei 5 Stelle sono i due forni, alla Andreotti, destra o sinistra indifferente. Ma senza gravitas, così come capita: ah sì, tu non fare governo con me, io fare governo con l’altro. Il linguaggio tv, da lite in tv, che Funari inventò per scherzo. Certo, una novità lo sono: non s’era mai visto nulla di simile. Che anzi, se si rivotasse oggi, gli italiani voretebbero al 40 per cento invece che al 30 – e perché non al 50, ormai che ci siamo?
Si fa semrpe più fatica a girarsi attorno. Con uno su tre che ha votato Di Maio, e uno su due che ha votato Di Maio e Salvini. E vorrebbero rivotarli, anche i dubbiosi. E non c’è rimedio, solo la catastrofe.
La gente crede a quello in cui vuole credere. Lo diceva Goebbels? E allora? Non ci sono i fatti, ma far credere la gente, questo è il compito del politico. Grillo lo sa meglio di tutti, che è uomo di teatro. I fatti ci possono anche essere, ma la fede è necessaria, la gente ha bisogno di fede, vive di fede. Il suo spirito critico è molto limitato, e comunque non lo apprezza – non apprezza la critica, e nemmeno lo spirito.
Commoventi i media, che difendono l’indifendibile, razionalizzando l’irragionevole – che si vuole irragionevole. E sono pure nel mirino di Grillo. Però, scorrendoli, si capisce che la gente voti le stelle. Anche senza la fede, per rabbia.


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