Dostoevskij dallo strizzacervelli
Uno dei tanti Buonannulla
che infiorettarono la narrativa europea dell’Ottocento, in tono faceto (Gogol’,
Eichendorff) oppure infine drammatico, dopo questo Dostoesvkij (Pirandello). O uno sfogo dall’analista - selvaggio, lo sfogo: una autoanalisi.
Una lunga,
estenuata, estenuante requisitoria contro “il bello e il sublime”. Una fantasticheria
greve, in tre episodi: una contorta vindicatio del masochista, un pranzo
coi vecchi compagni di scuola, col vestito liso e senza i pochi copechi per
pagare la propria quota, un rapporto fugace con una prostituta giovane, al bordello
e in casa. Con un momento di “vita viva”, poche righe, quando la giovane va a
cercare il memorialista a casa, una topaia, illusa di avere trovato un
amante-protettore.
Il sottosuolo è
figurato. È il luogo di un morto che parla – un morto all’umanità. Un punto di
vista inattaccabile per attaccare le magnifiche sorti e progressive. Per una lenta,
ripetitiva, ininterrotta autoanalisi, in capitoli brevi senza capoversi. 7Da
finto disadattato: il parlante parte denudandosi e fragellandosi. Contro “il
bello e il sublime”. Contro il dogma e la didattica della consapevolezza – l’innominata
coscienza. Di argomentare furioso – alla Céline, si direbbe oggi. I due racconti
successivi ne conservano l’impronta.
Un fondale
narrativo per un filosofare masochista – nichilista? Di soggetto solo e solitario, isolato,
trasandato, cattivo o incattivito. Dell’affermazione di sé nel rifiuto di sé e
del mondo. Per una narrativa fluviale, incontinente, a sostegno di questa povera
filosofia. Con poche diversioni. Sull’ironia dei russi - noi russi non siamo
romantici, e se lo siamo siamo esterofili. O perché scrivere? E che cos’è l’amore.
Una lettura ingrata.
Ma foriera di novità. Una narrazione-sfogo filosofica, del tipo “esistenziale”
- “per le quotidiane necessità che ci pone la vita sarebbe già più che
sufficiente l’ordinaria consapevolezza umana”. Antesignana di sviluppi
letterari importanti: Kafka (“più e più volte io volli diventare un insetto”, o
la colpa-non-colpa), Pirandello (il “ragionamento” che si avvita, su temi, tratti,
toni e sfide che poi ha usato dire pirandelliani). Stranamente attuale, per la
discussione sull’adeguatezza, la consapevolezza, l’autocensura. Senza contare
che manda “al diavolo”, un secolo e mezzo fa, “tutti questi logaritmi”. Il “sottosuolo”
come un rinvio all’“oltretomba” di Chateaubriand - a specchio, ironico, anti-esornativo
(“tutti i miei giorni sono degli addii...si muore ad ogni momento per un tempo,
una cosa, una persona che non si rivedrà più. La vita è una morte a
ripetizione”)? Nabokov diceva il racconto ai suoi studenti americani “sartriano”
– ma Nabokov conosceva Pirandello?
Una traduzione
sfiziosa, spigliata dopo quarant’anni, di Igor Sibaldi, che la dota di una introduzione
succosa, la cosa migliore del libro, di bigliogafia, e di note.
La nuova edizione
(arricchita di altri due testi, “Masa è distesa sul tavolo” e “Socialismo e
cristianesimo”), curata da Tat’jana Aleksandrovna Kasatkina, docente di Teoria
della letteratura all’Accademia delle scienze russa, e da Elena Mazzola, che
insegna da una vita a Mosca, che la introducono e la commentano, fa risalire a
Dostoevskij l’esistenzialismo (curiosamente in sintonia con Nabokov, ma non in senso
diminutivo). O meglio, l’esistenzialismo cristiano.
La cosa migliore dell’Oscar è il capitolo “Memorie” delle “Lezioni di
letteratura russa” di Nabokov. A cui Dostoevskij è per più versi antipatico, e
questo contrappunto serve. Condensato in una quindicina di pagine, di cui la
metà trascrizioni del testo. Con questa nota finale, dopo cinque pagine di testo
dostoevskijano trascritto, di rivolta contro le “traviate”: si conclude su “una
nota falsa con la comparsa di quel personaggio prediletto della narrativa
sentimentale che è la nobile prostituta, la ragazza perduta dal cuore elevato” -
in realtà la ragaza perduta prende poche pagine, una goccia in tanta auto-distruzione.
Fëdor Dostoevskij,
Memorie dal sottosuolo, Oscar, XXXI + 191 €11
Scritti dal
sottosuolo,
Editrice La Scuola, pp. 336 € 16,50
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