E martedì sinistra
Immagini di Meloni
o di Salvini che dicono una cosa, in genere urlata, da comizio, comunque con
sonoro antipatizzante, e un ospite in studio critica, per cinque e anche dieci
minuti. Un’immensità. Ospiti Bersani, Gratteri, Christillin (con Meloni e Salvini
si alterna anche Trump, Cristillin sa l’inglese), Padellaro, con incursioni di Casalino,
fino a dove si è retto – ma va avanti per due ore e passa, sempre lo stesso
schema. Uno dopo l’altro, uno si alza ed esce, l’altro entra e si siede - qualche
volta si vedono in due, a metà schermo – forse uno è a casa, o dietro le
quinte, in attesa di entrare. Non è nemmeno propaganda, è solo noia – si capisce
che il Pd, e anche i 5 Stelle di Conte, abbiano l’aria stantia. Ma questo “spettacolo”
è seguito da un milione e mezzo di persone, senza defezioni nelle due-tre ore, uno
share del 9 per cento, un record per La 7. Mah!
Sembra il tiro al
bersagio del Luna park, tra svago e penitenza. O il gioco delle freccette. A
chi becca il bersaglio, ora sull’occhio, ora in fronte, ora sulla bocca. Aizzati
dal conduttore con l’ironia fissa in bocca, sembra un rictus. A bersaglio comunque
fermo, anche se si agita. Non è informazione e non è nemmeno critica.
Capita una sera in
cui né le reti generaliste né Sky offrono altro, eccetto “Sandokan”. Di cadere
su un talk-show, genere evitato da qualche lustro. Il problema è la tv,
italiana? Ma la sinistra, possibile che non riesca a cambiare, le stesse facce,
gli stessi toni, lo stesso ghigno?
Giovanni Floris, Di
Martedì, La 7
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