L'intellettuale è morto, viva l'intellettuale
Da
destra hanno aperto la questione Veneziani e Cardini, lamentando che la levatura
intellettuale sia modesta, nell’opinione pubblica e in sé. Sul “Foglio” Battista rincara la dose: l’intellettuale
è, era, un presuntuoso. Berardinelli non è d’accordo e sullo stesso “Foglio”
ribatte con un elenco d intellettuali che nel Novecento hanno fatto la storia –
quella letteraria perlomeno: Savi9nio, Gramsci, Praz, Debenedetti, Gobetti,
Montale, Carlo Levi, Chiaromonte, Piovene, Don Milani, La Capria, Garboli,
Magris, Pieruigi Bellocchio, Carlo Ginzburg. Ma oggi probailmente non saprebbe chi
aggiungere, se non se stesso. Ma anche a destra, gli scontenti Veneziani e Cardini
con chi si ritrovano, Buttafuoco?
A
sinistra, si può dire che tutti siano a sinistra, ma perché i settimanali culturali,
“Lettura”, “Robinson”, “Tuttolibri”, “Domenica” etc, sono di sinistra – cioè no,
di centro-sinistra. Nessuno fa l’opinione, forse perché non c’è opinione da
fare, opinione pubblica.
Lo
sconforto può universalizzarsi guardando all’America, con Trump. Ma lì il
fenomeno è antico, materia già di studio nel 1963, teorizzato da Richard Hofstadter
in un classico, “L’odio per gli intellettuali in America”, che la Luiss ripubblica
– non c’è nulla di più nuovo (lo storico Hofstadter analizzo anche un altro tema attuale, "Lo stile paranoide della politica amaricana").
Gli
intellettuali sembravamo morti, ora invece si agitano. Ma è vero che nessuno se
li fila, se non gli intellettuali: non fanno opinione.
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