Miracolo a Chieti impossibile, il terzo settore è avido
Insistito,
incalzante, documentato, terrificante atto d’accusa contro il “sistema”
dell’assistenza sociale, a proposito dei bambini felici della coppia felice di
coniugi Trevilion nella campagna di Palmoli in provincia di Chieti, bambini e
genitori disastrati dall’intrusione dell’assistenza sociale, giudici dei minori
compresi, del grande-miserrimo business della protezione dei minori:
Un solo ragazzo
èche si ricordi è uscito indenne da un orfanotrofio, Totò il buono di
Zavattini, nel film di De Sica “Miracolo a Milano”, che è appunto un miracolo.
Susanna
Tamaro, essendo stata “mandata prima in collegio e poi in una casa-famiglia”,
testimonia quello che tutti sanno, che “nella casa -famiglia in prevalenza
trovano ospitalità bambini e ragazzi che vengono da situazioni più che
disastrate; dunque non compagni sereni, aperti, disposti al dialogo, ma
individui aggressivi, depressi, tristi, feriti profodnamente nel loro bisogno
di essere amati”. E che “la «famiglia» di cui parla è costituita da un
educatore o un’educatrice professionali, solitamente provenienti da qualche cooperativa
che spesso li sottopaga; e in quanto dipendenti, hanno orari e turni, che cambiano
di continuo”.
La scrittrice
ci arriva avendo già demolito tutti i pretesi “capi d’accusa”. Il bagno in casa?
“Negli anni Settanta in Friuli, dove vivevo, quasi
nessuno dei miei compagni di scuola che viveva in campagna aveva il bagno in
casa”. La bambina a sei anni non sa leggere? “Si tratta di bambini bilingui che
hanno naturalmente una difficoltà ad apprendere una lingua sconosciuta”. Non
c’è riscaldamento, solo una stufa? “Devo confessare che anch’io, mentre sto
scrivendo, sono seduta accanto alla stufa mentre il resto della casa non è
riscaldato perché in campagna, da sempre, si scalda solo la stanza dove si sta
più spesso”. Cambiarsi una volta la settimana? “È la norma d’inverno per
tanti campagnoli: non si suda, non ci sono inquinanti, non c’è nessuna ragione
per farlo”. E la scuola, la “scuola parentale”? “Perfino nel mio paese… ne è
nata una. Ormai in Italia sono sedicimila, e questo dovrebbe far riflettere non
poco, perché vuol dire che sempre più genitori non vogliono mandare i figli
alla scuola pubblica…”.
Solo
Tamaro non tocca, per delicatezza, il punto dolente della questione, che l “assistenza”
è un business. Ora caro, un appalto dello Stato, che non sa o non vuole controllare
i prezzi, non più la buona, o cattiva, volontà e organizzazione delle suore al
tempo di Totò il Buono. Uno dei tanti business delegati, sorti come
funghi dopo la “crisi fidcale dello Stato” di fine Novecento, comunque ben
remunerati. Non terapeutici, solo una forma della spesa pubblica – il servizio
è un campo d’affari. Per questo un “miracolo a Chieti” è impossibile.
Susanna Tamaro, La
famiglia nel bosco? Riportatela a casa. Quei bambini hanno sicuramente più
libertà e creatività dei coetanei, “Corriere della sera”, free online
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