Trump sulle orme di Reagan, atto secondo
Il 25 ottobre 1983 aviazione, esercito e marina americani invadevano
Grenada, “il secondo più piccolo Stato indipendente del continente americano
(dopo Saint Kitts e Nevis)”, un po’ più piccolo di Caracas, su ordine del presidente
Reagan – la regina Elisabetta II, capo di Stato di Grenada, non obiettò, e la
vittoria fu immediata. Trump lo ha imitato la notte tra il 2 e il 3 gennaio. Anche
lui senza l’autorizzazione preventiva del Congresso – come aveva fatto Reagan. Ci
potrà essere anche oggi, come nel 1983, una censura congiunta del Congresso,
per avere il presidente violato le prerogative costituzionali del Congresso di dichiarare
guerra. Ma la guerra non è stata dichiarata, è stata fatta. Come operazione di
polizia - narcotraffico, corruzione (proprietà in America), nazionalizzazione
interessi americani, emigrazione forzosa.
Trump è sempre più sulle orme di Reagan – come da un copione. Come già con
le misure economiche – indebolimento del dollaro, aumento delle esportazioni - analoghe
all’accordo del Plaza che Reagan volle e ottenne nel 185. Allora per mettere la
museruola al Giappone, oggi alla Cina - con Europa, Canada, Messico etc. “falsi
scopi”.
Resta il terzo volet dell’immedesimazione. Reagan, allora il cattivone
del “mondo libero”, cioè dell’Europa occidentale, quello che aveva voluto gli
euromissili contro la Russia e minacciava lo scudo spaziale, figurarsi, ne è poi
diventato il santo, quando il sovietismo scoppiò. A quando Trump santo?
Nessun commento:
Posta un commento