La sagra del democristianesimo
Un rito. Il solito bombardamento
di venti-trenta canzoni, per lo più di sconosciuti – come tenere a mente la
pletora di rapper, di versi senza poesia, di melodie da prosa piana?
Con i suoi indefettibili, almeno per le prime ma lunghissime tre ore, tredici
milioni di italiani - meno, pare, dell’anno scorso, ma pur sempre tanti.
Una sagra. Per quella che
è ormai una “cerimonia”, un rituale, una cresima (confermazione). Quest’anno in
chiaro, avendone l’onesto conduttore Conti spiegato in anteprima la natura: il
festival è “cristiano e democratico”. Da regime politico? No, il festival si ripete
uguale perché è la storia della repubblica. Insipida e-ma autoreferente.
Carlo Conti, 76°
festival della canzone italiana, Rai 1
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