La salvezza viene dall'Ucraina nel paradiso di La Ciotat
Enzo, 16 anni, fa l’apprendista
muratore in un cantiere edile. Non ha voluto studiare, e non ha voglia d’imparare
il mestiere, che pure si è scelto. Non sa spiegarsi col padre professore, che
pure vorrebbe in qualche modo aiutarlo, né con la madre ingegnera, meno
intromettente ma sempre attenta. Ha i suoi approcci con una ragazza, nella
piscina della villa di famiglia vista mare – siamo a La Ciotat. Ma è la frequentazione
di due ucraini tuttofare, che lavorano nella stessa impresa, che gli apre un
orizzonte. I due, cottimisti sul lavoro, anche il sabato e la domenica, e spensierati
fuori orario, devono ora tornare in patria per fare la guerra. Cioè, uno dei
due vuole tornare, l’altro ha deciso di no. Finché, con Enzo, non cambia idea.
La
solita parabola del ragazzo “strano”, perché ha e non lo sa pulsioni omosessuali.
Col solito sogno di ogni pederasta, che il ragazzo s’innamori dell’adulto. Ma
girato con grazia - da Campillo in sostituzione di Cantet, che il film ha ideato
e sceneggiato ma non ha fatto in tempo a dirigere. Ambientato in un luogo di
tutti e di nessuno – Enzo, all’italiana, è il nome originale del protagonista. Con
un attor giovane, esordiente, Eloy Pohu, che non lascia immaginare un altro “Enzo”
possibile. E un contorno sempre misurato, come una ripres dal vero: Favino, il padre, la madre Élodie
Bouchez, e i due “ucraini”, Nathan Japy e Vladyslav Holyk.
Laurent Cantet-Robin
Campillo, Enzo, Sky Cinema, Now
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