Ai benpensanti piace il bastone
Dopo aver fatto l’elenco di una mezza
dozzina di “disordini violenti” in città nei due mesi tra fine settembre e fine
novembre, la Procuratrice Generale di Torino per l’apertura dell’anno
giudiziario chiama in causa l’“upper class” cittadina: “Le condotte di
turbamento dell’ordine pubblico e di disordini di piazza portano a parlare
anche della benevola tolleranza, della lettura compiacente, di condotte che
altro non sono che gravi reati, da parte di taluni soggetti appartenenti,
questa volta sì, alla upper class, i quali con il loro scrivere, il
loro condurre a normalizzazione, il loro agire in appoggio, vanno a popolare
quella che voglio sintetizzare come “area grigia”, di matrice colta e borghese,
che dovrebbe per contro svolgere un’illuminata azione di deterrenza, di
educazione al vivere sociale e di rispetto delle regole democratiche, riempire
i vuoti, le periferie dell’anima”.
C’è sempre stata una propensione nell’upper
class verso le “rivoluzioni”. Che possono essere molte cose, ma una
sicuramente sì: la distruzione. Come per dare ragione a Marx, che la borghesia
è distruttiva? Si dice che il bastone è fascista, ma la violenza non è rivoluzionaria?
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