Cina e islamismo tra Usa e Europa, convivenza o egemonia
Non c’è decoupling - non ci può essere,
ma uneasiness sì in Europa - in tutti i governi europei a questo punto,
si percepisce dai contatti che si moltiplicano, a tre, a quattro, a cinque - nel
rapporto con gli Stati Uniti. Per l’attitudine americana non solo di agire ma
anche di varare politiche e strategie senza alcuna considerazione degli europei,
alleati fedeli. Dapprima ci fu l’islam, rafforzato dagli Stati Uniti nelle sue
conformazioni estremiste, jihadiste, contro i sovietici e il comunismo. Una radicalizzazione
di cui gli Stati Uniti sono stati poi vittime, in Africa e a New York, fino
alle Torri Gemelle. Ma anche l’Europa, con molti attentati e molti morti, in
Gran Bretagna, Spagna, Francia, Germania, e una generale situazione d’insicurezza.
L’utimo atto della lotta successiva al radicalismo islamico – dopo averlo
imposto a Teheran contro lo scià, gia grande fedele pedina nello scacchiere - è
ora la guerra all’Iran, e non si sa a quali effetti.
In parallelo, anche se meno cruenta, l’altalena nelle relazioni con la Cina.
Dapprima la Cina era “tutti noi”, fornitrice provvida dei poveri o presunti
tali, buona qualità a buon mercato. Da cinque anni, dalla presidenza Biden, diventata
un eversore economico, se non un nemico. È in questa ottica, di disappunto per
le strategie americane, sempre radicali, e in chiave di egemonia e non di
convivenza, che la Germania dopo la Francia si appresterebbe al “niente più Cina”
di Biden e Trump.
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