La democrazia è informazione - il problema dell'opinione pubblica
Non si celebra Habermas in Germania
tanto quanto sui giornali italiani. Qua e là, curiosamente, non si ricorda che
è un sopravvissuto, giusto perché suo padre era un clinico, potente se non
insigne, che lo salvò dall’incenerimento: era nato con una malformazione alla
bocca che lo avrebbe fatto rientrare nel Programma di Hitler T 4, di
“purificazione della razza”. La stessa malformazione di cui fu vittima un
fratello o cugino di papa Ratzinger, che fu portato d’autorità “al sanatorio” e
non ritornò. E capita di leggere in contemporanea, su “7”, Baselitz, il pittore,
classe 1938, figlio di un preside nazista, che solo ricorda: “Non conosco
nessuna famiglia, davvero nessuna, dove ci fosse resistenza. Solo persone fiere
di ciò che stava accadendo. I genitori erano orgogliosi dei loro figli
diventati soldati”.
Se ne riconosce però, e non da ora,
la statura intellettuale – stava per compiere i cento anni, e aveva ancora cose
da dire. Su un tema apparentemente innocuo, scontato, e ora d’improvviso
importante e necessario, l’importanza degli argomenti, della riflessione e dell’argomentazione,
dello scambio: la forza della democrazia è lo scambio, quella non violenta, non
coercitiva, dell’argomentazione migliore.
Aveva avuto problemi nell’insegnamento,
nella lunga carriera. Per la palatoschisi, che gli rendeva poco udibile l’emissione
e la pronuncia poco chiara. Ma non per questo meno impegnato sul fronte della
comunicazione, della corretta formazione dell’opinione pubblica attraverso lo scambio.
Jürgen
Habermas, Storia e critica dell’opinione pubblica, Laterza, pp. 368 € 16
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