L’intelligenza artificiale è fisica
L’intento è semplice: “Raccontare
lo sviluppo della teoria della complessità, che ha le sue radici nella fisica
statistica nata nell’Ottocento ed è a sua volta alla base dell’intelligenza
artificiale”. Con la spiegazione anche delle proprie ricerche, quelle che hanno
condotto Parisi al Nobel – la “complessità” è nozione semplice e complessa: “La
fisica ha sempre spiegato il mondo grazie a semplificazioni e astrazioni, ma a
un certo punto semplificazioni e astrazioni sono servite a fare i conti con la
complessità”. Ad addentrarsi, a doversi addentrare, nelle pieghe dell’infinitamente
piccolo, delle proprietà nascoste, dei capricci anche, ma sempre volutamene, caparbiamente,
“naturalmente” regolari. O, se si vuole, non astrarre per semplificare, ma
complicare per capire, e agire.
Parisi ha basato le sue
ricerche - esperienze mentali - sugli spin glass, i vetri di spin. Spin
intendendosi le freccette che assediano le molecole. Parliamo sempre di “moltitudini”:
“I sistemi semplici si somigliano tutti, ogni sistema complesso è complesso a
modo suo”, così Parisi dà un’idea della complessità, e insieme si scusa,
parafrasando il celebre attacco di “Anna Karenina”. Non un’opzione, o un’eccentricità,
ma “un modo nuovo e diverso di guardare la natura”. Passando dalla fisica statistica
dell’Ottocento, dall’introduzione della probabilità nelle leggi fisiche, allo
studio con metodo matematico dei “comportamenti collettivi emergenti” di soggetti-oggetti
(elettroni, molecole, neuroni, individui….) di numero elevato, che non è possibile
capire se non per i loro comportamenti collettivi. Analisi e ipotesi non solo teoriche,
avendo già condotto a tecniche fondamentali negli sviluppi dell’Ict, l’industria
della conoscenza, fino all’intelligenza artificiale: per l’ottimizzazione delle
risorse e per la gestione delle reti. In particolare delle reti neurali, fino
ai Large Language Models odierni, e possibilmente oltre. E la conclusione è: “Abbiamo
appena mosso i primi passi”.
Senza farsi illusioni, la
verità non è mai assoluta, neanche nella scienza. “Dal punto di vista concettuale,
l’introduzione della probabilità (da parte del fisico austriaco Ludwig
Boltzmann, n.d.r.) era una proposta rivoluzionaria…. La proposta suscitò
critiche feroci di fisici estremamente capaci, tra cui il giovane Max Planck…
Altre critiche furono fatte da fisici – come Ernst Mach, collega di Boltzmann all’università
di Vienna, considerato da Albert Einstein un suo ispiratore - che negavano la
stessa esistenza dell’atomo…..” - mentre ci capiva Lenin: “Lenin attacca Mach difendendo
l’atomismo che era alla base della teoria di Boltzmann”.
Una lettura non agevole -
è un gesto dell’editore coraggioso di proporre come lettura “da banco”, con i
romanzi e i saggi d’attualità, una lectio magistralis, che non vuole essere
un trattato per fisici matematici ma neppure opera di divulgazione. Un tentativo
di avvicinare il pubblico alle nuove frontiere della scienza. Nel caso alla
sottile ragnatela di simmetrie che hanno dato configurazione alle reti neuronali
– e per ora a una non fine, anzi grossolana, Intelligenza Artificiale.
Con la collaborazione di
Anna Parisi, solo omonima dell’autore, ex Cern di Ginevra, per la parte
editoriale.
Giorgio Parisi, Le
simmetrie nascoste, Rizzoli, pp. 297, ril. ill, € 19
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