Morte e resurrezione - una Pasqua al cinema
Un
Natale, o meglio una Pasqua, in abiti e situazioni borghesi, di (piccole)
speculazioni, (piccole) superchierie, (ingenui) battesimi-rivelazioni, e (piccolo)
femminismo d’epoca. Un uomo dabbene, solo abbandonato dalla moglie livorosa con
la quale condivide l’affido dei figli, è accusato di colpa nella morte
accidentale della figlia problematica, lasciata “cinque secondi” sola in canoa
per rispondere all’ennesima telefonata intimidatoria della ex moglie. Con richiesta
di risarcimento, da parte della ex moglie e dell’altro figlio, che la madre tiene
sotto custodia. Si fa per questo un processo, cui l’accusato, che ha
abbandonato per senso di colpa compagna e professione, per vivere isolato in un
tugurio, una stalla affittata come immobile d’epoca, in una campagna spoglia,
non ha nessuna voglia di partecipare per difendersi - ma poi ci va.
Un
racconto tanto semplice che sembra di vita vissuta - ma è anche una situazione
comune, a parte la morte accidentale. Sul quale Virzì ha imbastito un piccolo capolavoro.
Aiutato anche da un Mastandrea che sembra in ogni espressione la forma michelangiolesca
– perfetta – del colpevole-vittima.
Ingegnoso
l’innesto, a contrappuntare la miserevole vicenda di odi familiari, di un gruppetto
di giovani patiti che vogliono e fanno rifiorire i campi abbandonati, viti,
erbe e fiori. Capitanati da una “contessina toscanaccia”, personaggio anomalo,
ma Virzì dopotutto è ben toscano, ossia la ragazza adulta. Ruolo per il quale
ha dovuto ricorrere alla francese Galatéa Bellugi, che a trent’anni sa fare la
ventenne senza pensieri.
Paolo
Virzì, Cinque secondi, Sky Cinema, Now
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