giovedì 5 marzo 2026

Se anche Laura è di carta

 Ritornando su “Louise Labé”, la poetessa lionese che a una indagine filologica e storica accurata, “Louise Labé. Une créature de papier”, una creatura di carta, di una “sorbonarda ma non filistea”, Mireille Huchon, “colta ma non facilmente ingannabile, specialista di Rabelais e del Cinquecento francese”, Louise Labé è risultata una “donna di paglia”, letteralmente “inventata”, da un gruppo di buontemponi della cerchia di Jean de Tournes, non nuovo a scherzi, l’insigne studioso della civiltà francese ed europea aggiungeva importanti considerazioni di suo. Che si voleva creare “una Saffo francese”, “come già la sorella di Francesco I, Margherita d Navarra, e come parecchie italiane” - queste profuse in versi e in prosa, con “trattati” di costume. Di più, si voleva imitare Petrarca.
“Già nel 1542, Clément Marot incoraggiò i suoi colleghi poeti lionesi, in versi, a «louer Louise», un gioco di parole così amato dai poeti dell’epoca, equivalente al «laudare Laura» di Petrarca. Ciò equivaleva a proporre, come esercizio del loro talento, di creare un’altra Laura, che rivaleggiasse con l’affascinante «fanciulla di carta» del ‘Canzoniere’ italiano. La Laura poetica di Petrarca non aveva mai avuto più di un legame nominale con la Laura de Noves, poi de Sade”, con una Laura in carne e ossa, “non più che la «Délie» di Scève (1544) con una ispiratrice improbabile” - di Maurice Scève.
Ce n’è quindi anche per la Laura di Petrarca, tra le tante “puellae scriptae del desiderio elegiaco”: “Nello stesso periodo, a Lione, un discendente di Laura de Sade pubblicò una raccolta di poesie in risposta al Canzoniere , attribuendole alla suddetta Laura. L’editore e amico di Scève, Jean de Tournes, attribuì al poeta la scoperta, nel 1533, della tomba di Laura, da cui avrebbe estratto un sonetto manoscritto inedito di Petrarca. Tutti inganni che non ingannarono nessuno in quel raffinato ambiente letterario. I grandi retori lionesi dell'amore erano ben consapevoli dei crudeli e faceti paradossi di cui Eros, «il piccolo dio traditore» (come lo definì Montaigne), è fertile, e soprattutto delle delizie e delle delusioni di cui è capace il linguaggio quando è surriscaldato fino al culmine”.
Marc Fumaroli, Louise Labé, une géniale imposture, “Le Monde”, free online (leggibile anche in italiano, L.L. una geniale impostura)

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