Epic Fury contro Ue e Giappone
A due mesi dall’attacco all’Iran, l’“Epic Fury” del pacifista Trump, è
come se l’America avesse colpito gli alleati fedeli, Europa e Giappone, e
favorito i nemici, vecchi e nuovi. La Russia di Putin è uscita dall'isolamento,
e dalla bancarotta. Può proporsi mediatrice, forte della fiducia di Teheran - soprattutto per il dossier più irto, l’arricchimento
dell’uranio. Ed è tornata a esportare, liberamente e a buon prezzo, tutto il
petrolio e il gas che riesce a produrre. La Cina, che si pensava colpita anch’essa
dal blocco di Hormuz, può invece farne a meno senza i problemi che ha l’Europa.
Mentre rinsalda la sua nuova politica di intesa cordiale con le petromonarchie
arabe del Golfo – amica dei nemici, gli ayatollah e i principati loro nemici.
L’Europa, che ha appreso di Epic Fury dalla radio, è caduta nella
confusione, tra sconcerto e rabbia: inflazione in arrivo, bilanci saltati, e
nervi pure. Il cancelliere tedesco che impreca contro Bruxelles (diretta da una
sua compagna di partito) e gli Stati Uniti ha dell’impensabile. In Giappone,
fortemente colpito dai blocchi e controblocchi, nel mezzo di un rilancio economico
e militare, i media non hanno più parole contro gli Stati Uniti – “irresponsabili”
è l’epiteto più affabile. Lo “storico accordo commerciale” vantato da Trump,
che era in via di definizione ed è stato firmato dalla premier Takaichi a Washington
il 19 marzo, non ha dissolto le contrarietà – non si parla di “250 ciliegi in fiore”
in regalo per i 250 anni dell’indipendenza americana.
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