L’Europa riscoperta in una biografia
La vita prima spensierata
e brillante poi impegnata e perfino tragica di un’americana in Europa tra le due guerre, dapprima in Francia poi a Londra, dove si trasforma in inviata di
guerra. Modella di grido a New York negli anni 1920, poi in Francia fotografa di
moda, compagna di Man Ray, amica di Éluard, e di Nusch Éluard, Cocteau, Picasso e
altre stelle del firmamento culturale. Quindi a Londra, sposa, fotografa di “Vogue”
– un destino segnato? ragazza a New York era stata salvata da un incidente
automobilistico probabilmente mortale per strada dalla prontezza di un signore
che era Condé Nast. Fotografa di guerra per la stessa rivista, che deve
continuare a uscire giusto l’approccio churchilliano alla guerra, “mostrare che
non li temiamo, la vita deve proseguire come in pace”. Embedded,
fotografa in prima linea, grazie alla nazionalità americana al seguito delle forze
americane. In coppia con l’inviato fotografico di “Life”, David Scherman. In Francia
dopo lo sbarco, a Saint-Malo quando il napalm fu usato per la prima volta,
dagli Stati Uniti – la prova per la messa a fuoco del Giappone nei dodici mesi
successivi. In Normandia e a Parigi la Liberazione, con la tonsura delle donne
che avevano avuto fidanzati tedeschi. E la scoperta, che la annienta, che le
amiche sono impazzite o scomparse “verso di là, verso la Germania”. L’“umanità”
dei lager, imprevista, imprevedibile. La celebrazione fredda della vittoria
con la foto oltraggiosamente nuda nella vasca da bagno del dittatore, nella residenza
di Hitler a Monaco di Baviera. Per poi scoprire, tornando a Londra, che le sue foto
che documentavano i lager non erano state pubblicate “per non demoralizzare
il pubblico”.
Poco recensito, e poco
visto, in Italia, un biopic di forza eccezionale. La storia, aratissima, dell’Europa
tra le due guerre come nuova ed eccezionalmente normale. Di regista americana
un film inglese, cioè (ben) raccontato, nella sceneggiatura e al montaggio, solido.
Che una Kate Winslet, attrice inglese, cioè attrice vera, di scuola, gioca in
pluriformato, a resa sempre eccezionale: modella giovane e sventata, fotografa “surrealista”,
coi seni volentieri al vento, col compagno Man Ray e le altre celebrità, fotografa
di guerra matura, coinvolta dalle mille atrocità, sigaretta sempre alle labbra dapprima, e alla fine anziana e sola col bicchiere in mano.
Un racconto opera del
figlio, si può aggiungere per la verità della cosa, che anche nel film fa,
intervistatore anonimo, da detonatore della narrazione – il film è una narrazione
ex post di Lee Miller: come lei vive la vita che ha vissuto. Per rivelarsi
infine il figlio trentenne da lei sempre negletto – il figlio è di fatto l’artefice
della fortuna postuma dei genitori, Lee Miller e il (secondo o terzo) marito Roland
Penrose, pittore e curatore d’arte.
Ellen Kouras, Lee
Miller, Sky Cinema, Now
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