Lezione di vita, al tennis
Comincia col déja vu, dei genitori, il padre nella fattispecie,
per cui il proprio infante non può perdere la partita. Ma presto si alza in
volo: con qualche trucchetto un fallito campione del tennis, fallito anche nella
vita, che vive di antidepressivi ma ha la dote di affascinare, si propone e
viene accettato come coach della futura promessa – lo sport è qui il
tennis. E lo imbarca in una tournèe estiva di tornei regionali, quindi
lontani da casa, che si risolve in una perpetua vacanza. La promessa è eliminato
a tutti i tornei, al primo match, in due set. Ma non sfugge al variegate
mondo del tennis estivo, di personaggi veri del tennis, di personagge di gamba
lesta, di ragazzine, vispe e non. Un’estate di fuochi d’artificio – pagata dal
padre della promessa. Il ragazzo impara a parlare, anche con le ragazze, dice
anche lui le bugie al padre fantasioso, salva il maestro da brutte azioni, e tentazioni,
e mete in pratica alla fine, quando il maestro giustamente scompare dalla scena,
il suo insegnamento: attaccare – al tennis si vince attaccando, sotto rete.
Un bel ruolo per Favino, che monopolizza la scena. Coadiuvato con la giusta
misura (diretto con la giusta misura) dal giovanissimo Tiziano Menichelli. Di Stefano
ha i tempi e i toni sempre calibrati, dopo gli eccessi di “Escobar”, affrontati
con Benicio Del Toro, e l’irrisolto “L’ultima notte di Amore”, con lo steso
Favino – rede commestibile pure il tennis, che al cinema riesce più pesado che
in tv.
Antonio Di Stefano, Il maestro, Sky Cinema, Now
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