Una guerra perduta a tavolino
Si è fatta la tregua e si cominciano a vedere le conseguenze della
Guerra del Golfo – la terza. Il regime iraniano, contestato e indebolito, si
consolida. Il petrolio è ridiventato caro e scarso e la cosa resterà per lungo
tempo – e col petrolio molte altre materie prime. I principati arabi del Golfo,
fedeli soggetti dell’America e di Israele, dovranno darsi nuovi equilibri. Il
Libano è passato dalla parte del torto (Hezbollah) a quello della ragione. E la
prospettiva è che sfollati e senzatetto diventino un’altra “Palestina” per
l’Israele di Netanyahu, mai pace.
Naturalmente è presto per fare i conti della guerra ma l’evidenza è
questa. È cominciata quaranta giorni fa con bombardamenti ripetuti ogni giorno, di
4-500 bombardieri pesanti, e assassinii mirati dei capi iraniani, praticamente
senza difesa a terra. Ma era probabilmente una guerra insensata (a meno del bisogno
dell’industria petrolifera americana di ricapitalizzarsi), e tale oggi appare:
una guerra del duo Trump-Netanyahu, due capi politici autoreferenti, più che
degli Stati Uniti e di Israele, degli interessi nazionali dei due Paesi.
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