“Sono
un professore di Princeton. Molti studenti non sanno nulla del cristianesimo”,
scrive al “Washington Post” Gregory Conti, che a Princeton insegna Scienza
Politica. Non un caso isolato, afferma: “Gli studenti delle università della
Ivy League (le più prestigiose e costose, n.d.r.) soffrono di analfabetismo
religioso.” E ciò ha ripercussioni sull’apprendimento e la capacità di analisi.
“Alcuni anni fa un mio collega a Princeton ha tenuto un seminario su religione
e libertà di parola”. Che stentava a decollare. “Finché non scoprì il perché:
aveva fatto ripetutamente riferimento ai Dieci Comandamenti, e molti studenti
non sapevano cosa fossero”.
Succede anche altrove: all’università “è sempre più frequente incontrare
studenti che non conoscono gli aspetti più basilari del cristianesimo, come la
differenza tra Antico e Nuovo Testamento o tra cattolici e protestanti.
Raramente riconoscono i riferimenti biblici presenti nelle opere di Shakespeare
o nel secondo discorso inaugurale di Lincoln (o, per esempio, nel primo di
Obama)”. Studenti per lo più “brillanti, coscienziosi e curiosi”.
L’ignoranza “in materia di idee religiose” rende difficile capire molta storia,
e “un’ampia gamma di opere d’arte, di letteratura, di filosofia dell’Occidente”
– “né Shakespeare, né Austen, né Mozart, né Rembrandt, né John Ford, né Oscar
Wilde possono essere apprezzati senza una solida base nel cristianesimo”.
Una novità preoccupante, “persino per i non credenti come me”. Carl Schmitt ha
potuto sostenere che “tutti i concetti politici sono concetti teologici
secolarizzati”. In ogni caso “la mancanza di contatto con la religione – e in
particolare con il cristianesimo e la sua storia – rappresenta un ostacolo alla
padronanza di molte materie”. Nel solo campo del pensiero politico. Di Thomas
Hobbes, p.es., il teorico dello “Stato laico moderno”, di pensiero
“straordinariamente egualitario”, ma solo se si “possiede una certa sensibilità
religiosa”. O di Rousseau, perseguitato “egualmente dai cattolici e dai
protestanti”, che però può dirsi “il solo uomo in Francia che realmente ha
creduto in Dio”. O di Marx, peraltro uno di famiglia di rabbini – se non altro
per l’egualitarismo, o per “l’oppio dei popoli”.
Nessun commento:
Posta un commento