martedì 12 maggio 2026

I divini mondani – o i cortigiani di una cortigiana

Il “Misantropo” di Molière ha come sottotitolo “o l’atrabiliare amoroso”. Vincenzo Zingaro, che del misantropo Alceste in questo suo adattamento è anche l’interprete, torce la commedia piuttosto acida e irriverente di Molière verso “il sogno di Alceste”. Il sogno di un’umanità meno smancerosa e superba, o stupida.
Alceste non è più l’“innamorato atrabiliare”, l’odiatore dell’umanità suo malgrado caduto preda di un capriccio amoroso o di una follia, ma l’onest’uomo deluso, da superficialità e cattiveria.  Che nel testo di Molière ci sono – la “commedia” non fu ben ricevuta all’epoca, il teatro era dei nobili e degli snob, e la critica alla superficialità dei tanti snob-cortigiani in scena era ed è evidente. Di cortigiani peraltro di una cortigiana – una giovane vedova che si diletta a farsi mantenere.   
Zingaro fa Alceste in questo adattamento ora invischiato nella ragnatela della cortigiana, ora osservatore disincantato, tanto è critico. Un ruolo non ruolo, di (quasi) osservatore, che gli consente di montare un teatrino arguto dei linguaggi, non perenti, che si vogliono aristocratici, da “divini mondani” – da puzza al naso,
à la page, smorfiosi, saputi, insomma snob. Allo spettatore, oggi come al tempo di Molière, lo spettacolo buffo della vanità per una cortigiana.
Molière, Il misantropo, Teatro Arcobaleno, Roma

Nessun commento:

Posta un commento