Quando la fabbrica è – era - vita o morte
I soliti tycoon americani rilevano la cartiera
e al solito licenziano i vecchi esperti – il futuro è tecnologico. È lo scivolo
verso il disastro – non tutto insieme, uno scalino dopo l’altro. Sullo sfondo
di una famiglia felice e felicissima, lui tecnico di produzione che sa tutto della
carta ed è innamorato della natura, nella casetta di campagna dei genitori che
ha rilevato, con una compagna da sogno e i suoi due figli altrettanto deliziosi.
Quando il Cattivo Americano irrompe con la ristrutturazione, e un nuovo lavoro
– una nuova mentalità – risulta impossibile da ricostituire, tutto scivola,
ineluttabile, verso il disastro.
Una serie di disgrazie da togliere il respiro ma un film didascalico: cosa
succede quando “si perde” il lavoro a una certa età. Con atmosfere, ritmi, personaggi,
dialoghi, perfino le inquadrature, da cinema neorealista – il cinema coreano,
che vince gli Oscar ultimamente, ne ha adattato le tecniche. Questo fa leva sull’ondata
di “ristrutturazioni” che si ebbe negli anni 1990 per effetto della
globalizzazione. Oggi forse fuori tempo, la fabbrica non è più apprezzata, né
indispensabile.
Si penserebbe un remake di Soldini, “Giorni e nuvole”, con Buy e Albanese,
ma la trama sarebbe di Donald Westlake, il giallista, “The Axe”, 1997 – un racconto
già adattato al cinema con lo stesso titolo da Costa Gavras vent’anni fa (due
prima di Soldini).
Park Chan-wook, No other Choice – Non c’è altra scelta,
Sky Cinema, Now
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