L'Italia abbandonata
Una ventina di
borghi rurali, una decina di castelli, altrettante ville-dimore storiche, e
chiese, ospedali (manicomi), cimiteri, fabbriche, una cava, la ferrovia
dismessa Lucca-Pontedera: un’esplorazione localizzata, di un ambiente piccolo,
che mostra e lascia presumere un abbandono radicale, esteso, dell’ambiente, del
territorio. Per il declino demografico e per l’urbanizzazione. Si sfoglia
l’illustratissimo volume presi esteticamente dal fascino dell’abbandono, e
insieme sconfortati. Vezio De Lucia, presentando il lavoro dell’autrice,
ricorda sommesso che “il territorio finora esplorato è una frazione
piccolissima di quello abbandonato nel resto d’Italia”. Mel Mezzogiorno, spiega,
la situazione è ben più disastrosa, e quindi “il destino di luogo abbandonato è
fatalmente destinato a estendersi, e con un ritmo accelerato”. Non sappiamo a
che abbandono, o disastro, naturale e anche economico, stiamo andando incontro.
Bettolla,
spezzina, di città dunque, e psicologa del lavoro, ha cominciato presto a
ccuparsi di ambiente, laureandosi a Torino con una ricerca sulla “Cultura
dell’abbandono”, dei luoghi. Pubblicando presto, nel 2015, una prima raccolta di
“Luoghi abbandonati”, da lei stessa molto illustrata come questa, con foto, anche
molto “espressive”, e cartografie. Anche in questo volume sulla stessa regione
del primo (la regione del cuore?), la Lunigiana-Garfagnana: la valle ligure-toscana
del Magra da Pontremoli al mare, e l’ex
governatorato dell’Ariosto.
Maggy
Bettolla, Luoghi abbandonati 2, Giacché, pp, 255, ill. € 16,90
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