Lo scienziato perso in Persia
Colpisce
a una rilettura il non detto, non osservato - che all'epoca si imponeva, 1978-1979. Di un mondo intellettuale, p.es.,
in Iran “americano”, dall’inglese parlato agli orizzonti culturali. Della
mobilitazione giovanile in gruppi e masse compatte, nei campi e campeggi da
addestramento al combattimento fisico. Compresi i blocchi neri di giovani
donne. E nelle piazze della rivolta le masse nere femminili, ululanti, trascinanti,
a uso delle immagini (“fare massa”) – a favore di un regime arcimaschilista. O
l’uso sbalorditivo dei media, audiocassette,
videocassette, manifestazioni “studiate”, a uso mediatico. E il ruolo dei
servizi segreti, francesi e americani, nel mongtaggio del radicalismoislamcio –
che tanti danni ha portato (anche) agli islamici.
Le
edizioni Gallimard hanno raccolto nel 1994, dieci anni dopo lamorte di
Foucault, gli articoli che lo studioso aveva scritto tra l’ottobre del 1978 e
il febbraio del 1979, in presa diretta, in esclusiva per il “Corriere della sera”,
sulla “rivoluzione” iraniana, senza le virgolette. La traduzione è successiva
di quattro anni, 1998, con una premessa e a cura di Renzo Guolo, molto critico,
e Pierluigi Panza, perplesso.
Una
lettura in certo senso affascinante, di come la colta, coltissma, Europa fa a
meno del Resto del Mondo – faceva, quando si pensava ancora dominante.
Michel
Foucault, Taccuino persiano, Guerini
e Associati, pp. 128 pp. vv.
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