lunedì 6 luglio 2026

Via con le vendite, quel romanzo è sospetto

L’estate del 1936 fu funestata, in un certo senso, dalla smania di comprare, leggere, discutere un voluminoso romanzo d’amore sulla guerra civile. Un romanzo che entro l’anno avrà venduto un milione di copie, record assoluto. Benché costasse 3 dollari, prezzo allora ragguardevole. E lungo,  un migliaio di pagine. Evidentemente però lette, poiché se ne parlava ad abundantiam.
La rivista celebra i novant’anni di “Via col vento”, il romanzo, ripubblicando la revisione che dell’autrice e del libro è stata effettuata nel 1992, nel clima incipiente della cultura woke, e della revisione storica.
La critica fa giustizia di tutte le critiche, allora e poi, con la “leggibilità”. Che in effetti fu molto apprezzata – si parla sempre del libro, il film di Victor Fleming deve molto a Vivien Leigh e Clark Gable, gli interpreti. “Uno degli aspetti più sorprendenti delle prime reazioni critiche all’opera di Mitchell, sia a favore che contro, fu l’assoluta concordanza su ciò che offriva – una narrazione potente – e su ciò che le mancava: stile letterario e originalità…. Il libro di Mitchell veniva continuamente elogiato per la sua “leggibilità”, come se questo non fosse il primo e più semplice requisito di qualsiasi libro”. Che si dava per persa: “Per un vasto pubblico la logica di questa premessa fondamentale era crollata nell’assurdità già da qualche anno. Nell’ottobre del 1936”, quattro mesi dopo “Via col vento”, “quando William Faulkner pubblicò una storia ben diversa del Sud e delle cause e conseguenze della guerra, «Absalom, Absalom!», il «Times», in una recensione tipica di quelle che il libro ricevette, lo definì «uno degli stili di prosa più complessi, illeggibili e poco comunicativi mai apparsi in stampa». Come «L’urlo e il furore»»  e i suoi predecessori”.
Scott Fitzgerald, che a Hollywood collaborò alla riduzione cinematografica del romanzo, ne parlò però come se gli avesse dato di stomaco. Mentre all’opposto, il “Journal” di Atlanta, Georgia, la roccaforte di Mitchell, lo esaltava come il grande romanzo dopo la “Ricerca”, di Proust. Ma, poi, anche i critici ci trovarono qualcosa, del Grande Romanzo: “Persino Cowley, uno dei primi critici  più severi di Mitchell, giunse alla conclusione che, sebbene «Via col vento» non fosse indubbiamente un grande romanzo, riusciva, quasi incredibilmente, a farci «piangere sul letto di morte (e piangere davvero)», e a «esultare per un salvataggio improvviso», e che possedeva «un coraggio ingenuo che ricorda i grandi romanzieri del passato». Di fatto, tra i più ferventi sostenitori di Mitchell, sia «Guerra e pace» che «Vanity Fair» venivano spesso citati nelle valutazioni della portata storica del suo romanzo e del contrasto tra le sue due protagoniste femminili”.
Claudia Roth Pierpont, A Study in Scarlett,
“The New Yorker”, free online, leggibile anche in italiano, Uno studio in rosso)

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