martedì 7 luglio 2026

"Vogliamo tutto" in terza età

Il terzo racconto non c’entra con le nonne - se non di sbieco, madri più che nonne, anzi giovani, e sole: è il più lungo, la metà del libro, un progetto di romanzo probabilmente, di come la guerra dissecca le vite e gli animi, la prima e anche la seconda guerra mondiale. È la vita di due amici pacifisti professi risucchiati nella guerra del 1939, coscritti, su e giù per l’impero britannico, della vita militare, dei loro avventurosi amori, del tanfo di morte che aleggia sulle vite anche dei più giovani. Non un grande soggetto, sicuramente non originale, eppure ancora notevole, tante e varie sono le vicissitudini.
“Le nonne”, il primo racconto, e il secondo, “Victoria o gli Staveney”, tengono fede al titolo della raccolta. Victoria è epitome della politica “inclusiva” del millennio, con servizi sociali e tutto (case, sussidi, cure), che però non “libera”. Victoria, orfana cresciuta dalla zia, assistente sociale, è bella, quasi modella, ma inesperta e sperduta fra tanto benessere. Compresa la famiglia del padre di sua  figlia, così accogliente, per programma e per temperamento, che della bambina diventerà la vera famiglia, non più sua – Victoria finirà per sposare, benché non molto religiosa, un parroco benevolente di una generazione più anziano di lei, farà altri figli…. È il racconto, senza polemiche, del clash di culture, contro ogni volontà inclusiva. Del nonno in specie, e della nonna – gente di teatro: la vita come teatro.
“Le nonne” merita da solo la lettura. È il racconto di due personaggi – oggi si direbbe “personagge” – epocali. Due donne sempre amiche da scuola e sempre belle, che le loro vite hanno scelto di vivere sempre vicine. E libere di costumi: nonne nel senso proprio del termine, ma sempre attraenti, a sessant’anni anni hanno  deciso di mettere fine alla loro vita sessuale. Non per altro, ma perché l’una andava a letto col figlio dell’altro, e i due giovani ora, seppure sempre cotti, sono sposati e padri. Un incesto non incesto, ma altrettanto esclusivo, forsennato. Cui la scoperta da parte delle nuore aggiunge pepe: la normalità contro il piacere assoluto, dissoluto.
“Le affinità elettive” di Goethe in salsa trasgressiva all’estremo, bypassando il tabù. Ma senza scandalo, se non la cosa in sé. Per le due nonne, per come (si) sono costruite dall’adolescenza in poi, la cosa è perfino naturale. “Un amore così non deve dire il suo nome”, si dicono a un certo punto le amiche,  rinviando a Oscar Wilde. Ma per “le nonne” il rapporto è solo ovvio, poiché c’è l’attrazione – la relazione si sviluppa attraverso la morbosità adolescenziale dei ragazzi. 
Un racconto e dei personaggi costruiti su una scia generazionale sensibile: quella cosiddetta in Italia del ’68, dei tardi
boomer. Quella del “vogliamo tutto”, senza residui. E delle generazioni  successive, dei loro figli e nipoti, la X e la Y.  
Lessing è grande narratrice, in grado di svelenire lo scandalo. Curiosamente presto dimenticata, anche dalle cultrici della materia femminismo, in epoca di
self, sotto forma di psicologismi e vissuti, benché Nobel appena vent’anni fa, nel 2007. E di un vissuto perfino romanzesco – nata a Kermanshah, nell’Iran ancora Qajar, 1919,  dove visse fino ai sei anni, poi cresciuta in Rhodesia, oggi Zimbawe, fino ai 20, quando “ritornò” in Inghilterra, a Londra, scrittrice già formata – il suo primo romanzo, “The Grass is singing”, è dell’anno dopo, ai ventun’anni.
Doris Lessing, Le nonne
, Feltrinelli, pp, 25 € 11
 

Nessun commento:

Posta un commento