Giuseppe Leuzzi
Fratello del Sud
Rigoni Stern, in ritirata da Charkov, oggi Kharkiv, in uno dei suoi tanti ricordi della guerra di Russia, "Quasi una tregua", col suo battaglione, decimato ma rifocillato da tre giorni al caldo delle isbe, con scarpe ed equipaggiamento nuovi, incontra in mezzo alla strada "un soldato italiano inginocchiato nella neve .... grida verso di noi chiedendo aiuto; dall'aspetto e dal modo di parlare e di gestire mi sembra un nostro fratello del Sud. Un fante? Non ha fucile, in testa porta una bustina allacciata sotto il mento e chiede aiuto a noi che camminiamo al lato della via. Camminiamo".
Se avesse chiesto aiuto in veneto sarebbe stato diverso? Sì. "Mi resta doloroso questo ricordo", continua lo scrittore di Asiago: "Un rimorso che non so allontanare nemmeno dopo tanti anni. Potevamo, potevo, essergli di aiuto?"
L'intelligenza del Sud per il Nord
La "fuga dei cervelli" si scopre essere una scemenza (più giovani laureati vengono in Italia di quanti se ne ne vanno), ma non per il Sud. Che ha un saldo negativo, nel quinquennio 2019-2024, di 11 mila unità. Uniformemente sparse fra le regioni, in rapporto alla popolazione: quasi 4 mila in Campania, quasi 3 mila in Sicilia, 2.500 in Puglia. È come sempre: il Sud lavora per l'Italia.
L'inverso si può anche dire: l'Italia lavora per il Sud? Guai a non dirlo. Ma a malincuore, facendo sempre i conti, con mille contestazioni, al governo del troppo poco troppo tardi. Se la Calabria, che è in Europa dal 1957, e qualche altra regione meridionale se la passano peggio delle regioni più sfavorite della UE di Prodi, la Ue allargata a Est, un motivo ci sarà. Che non è il.solito, l'Italia locale, se i locali emigrano sempre in massa, bene accetti.
Sociologia dell'antimafia
Anna Sergio, sociologa del Diritto e della Devianza a Bologna, origini calabresi, formazione in Inghilterra, passa un mese a San Luca, luogo principe della devianza (sequestri, droga, Duisburg, faide) nel quadro di un suo progetto di ricerca, e lo trova un Paese normalissimo. Nei suoi confronti, di forestiera, e nel vivere quotidiano, suo e della comunità locale. La domanda provocando: perché avrebbe dovuto essere diverso? Perché così vuole la narrazione. Sergio non lo dice ma noi possiamo, perché lo sappiamo. Una narrazione indefettibilmemte a base di mafia, sotto ogni pretesto - una volta fatta la tara di Corrado Alvaro, il "suo" scrittore.
L'antimafia è oggi sociologica - vive (si nutre) di processi sociali. Di cui non viene a capo: la devianza, la complicità (omertà), i giuramenti di sangue, perfino la procreazione (i figli devono essere maschi). Intorno alla delinquenza si sono costruite in Sicilia prima, per l'autorità di Sciascia, in Calabria poi, per l'autorità del Sisde, o come si chiama, insomma dei Carabinieri (e del giudice Gratteri, tanto cordiale e simpatico), una società mafiosa, invece che, come tutti, vittima del malaffare. Che poi, con l'ausilio di queste teoriche, si fa a meno di perseguire in ogni suo atto pratico, minacce, "avvertimenti", intimidazioni.
Sergi aveva bisogno di un progetto di ricerca per scoprirlo - per scoprire quella che deve essere stata la sua realtà quotidiana, dovunque sia nata? Sì, perché la narrazione della mafia ormai fa premio, non solo per l'autorità di Sciascia, anche di Nicasio-Gratteri. a danno delle "comunita' locali, su questo non c'e dubbio. Se Sergi fosse capitata a San Luca incognita, inosservata, sicuramente si sarebbe imbattuta nell'appaltatore maneggione e vantone, nel vendicatore cupo, nel ragazzotto in superbike grazie all'orto di erba accanto al Bonamico, non intestato, demaniale. Che fanno San Luca e non lo fanno. Perché "San Luca" è un brand basta la parola.
La mangiata
Nell'ottobre 2022 Stanley Tucci mandava in onda, per la sua serie "Searching for Italy", un 'intera trasmissione sulla Calabria, terra di origine di entrambi i genitori. Che non fu accolta bene nella regione, perché in un'intervista a Christiane Amanpour, parte della promozione del filmato, ricordava di essere stato ragazzo in Calabria, dopo Firenze, un anno che il padre, scultore e insegnante d'arte, aveva preso di sabbatico. A Cittanova, il paese d'origine della madre, che vi aveva fratelli e nipoti. Ricordo che Tucci manteneva grato, non fosse, accennava nell'intervista per una certa cupezza ambientate, tra rapimenti, abusi sui fondi europei una sorta d'immanenza mafiosa. Scandalo.
Ora Cittanova tenta un recupero, di Tucci, figlio finalmente riconosciuto, e di "Searching for Italy - Calabria". Lo fa con l'immagine di Cittanova attovagliata, decine, forse un centinaio, di commensali, su fondo agreste, lungo un enorme tavolo a U, attorno allo "stocco alla Cittanova", zeppole con alici, capretto arrosto. Una tipica "mangiata", che si fa, si faceva, di quantità più che di qualità. Proprio quello che Tucci ha documentato. Ma - e qui il dubbio sarebbe stato più giusto che non l'impressione di cupezza dell'intervista - avrebbe anche apprezzato, lui cresciuto con due pasti al giorno, cucinati dalla madre, con sobrietà e gusto?
La Calabria in macchina
Ci si aggira per i borghi calabresi di ascendenza greco-bizantina (il reggino e un po' del vibonese) con difficoltà e qualche pericolo: tutti vanno in macchina e, difettando i marciapiedi, bisogna fermarsi e cautelarisi a ogni passo. Il rimedio, rinunciare alla passeggiata e aggirarsi in macchina come i locali, non ha senso. Ed espone a irritazioni: due guidatori che si conoscono, incrociandosi, è facile che si fermino appaiati, per un esercizio di palaver africano (come sta tua mamma? come sta tuo zio? e viceversa). E protestare non serve.
E pensare che "camminare", viaggiare a piedi, era considerato nella Calabria postunitaria una garanzia di sicurezza. Contro i briganti. Una viaggiatore del 1871 , il geologo tedesco Gerhard von Rath, che si avventuro' in Calabria provvisto di ogni sorta di commendatizie, ricevette a Catanzaro dal Procuratore il consiglio di recarsi a Tiriolo, come voleva a piedi. Ci sarebbe voluta altrimenti una scorta armata dai sei agli otto uomini. Viaggiare a piedi era una sorta di protezione, scrisse von Rath nel racconto che ne trasse, "Un'escursione in Calabria", "siccome da queste parti viaggiano a piedi solo i poveracci": "Le Loro distinte persone", gli scriveva il Procuratore, "viaggiando a piedi non costituirebbe verosimilmente un oggetto degno di un attentato". Ora che tutti vanno in macchina come fanno i briganti a regolarsi?
leuzzi@antiit.eu
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