Perché leggiamo ancora il giornale - immigrazione
Ci voleva “un bavarese gentile che
parla italiano” si chiama Reichel, presiede un’associazione evangelica per
l’accoglienza ai migranti, per spiegare sulla corazzata del giornalismo made in
Italy (non sempre marchio di
qualità), dopo una settimana di polemiche, in poche righe in mezzo a due pagine
di ulteriori “polemiche”, che “il Ceas, il nuovo regolamento europeo sui
migranti, semplicemente non funziona, è assurdo, ed è l’Italia il Paese più
svantaggiato”. E, “pur avendo il governo italiano partecipato alla revisione
del regolamento (aggiornava il regolamento di Dublino, n.d.r.), è possibile che
in futuro debba restare da voi fino alla metà dei rifugiati europei” - l’altra
metà sottintendendosi che “debba restare” alla Grecia -. E intanto Germania, Francia,
Danimarca possono permettersi di respingere tutti. Non è giusto”.
Niente di più. Il signor Reichel solleva
tre formidabili pietre d’inciampo – cosa è il Ceas, chi lo ha discusso e
sottoscritto per l’Italia, e perché l’Italia si deve riprendere la metà dei
“rifugiati” – per un giornalismo anche mediocre. Ma il giornalone passa oltre.
Il Ceas, Common European Asylum System, è stato discusso per molti anni, negli
ultimi due dal governo Meloni, e firmato il 14 maggio 2024 da Piantedosi – in funzione
dall’11 giugno 2024. È ancora in rodaggio – anche perché con la guerra in
Ucraina, da quattro anni la rotta balcanica dei clandestini non è più percorsa,
che colpiva la Germania soprattutto, e si fa quella degli sbarchi, Italia e Grecia.
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