Sesso e morte, Russia senza misura
Sesso
senza inibizioni, della padrona col servo, liberamente in casa, in assenza del
marito, nel letto del marito, e assassinii senza nemmeno pensarci su, del
suocero, del marito, con furbizia, con cattiveria, con le proprie mani. Per
finire sul Volga, con la tradotta verso la Siberia, tra le angherie di
carcerate e carcerati, e dello stalliere amatissimo, stupido stallone.
Un
racconto anomalo. Di un “verismo” anticipato, 1865 - specie in questa
traduzione, di Margherita Crepax, che non sdolcina e piuttosto acuisce, nel
trionfo e nella disgrazia. Una Lady
Macbeth che ispirerà Šostakóvič, con una partitura che ne ricalca le asprezze
in un’età, 1934, in cui già più non si poteva
(l’opera il compositore camuffò come la prima di una trilogia sulle
donne russe – di cui Katerina L’vovna, assassina a mani nude, non poteva certo
dirsi esemplare).
Un
racconto anomalo nella narrativa pur già aperta alla licenza – a Parigi se non
altrove – del secondo Ottocento. Passionale, anche. Licenzioso, anche – non c’è
donna che “non la dia” al primo che incontra. Libertino, sembra. Perché poi
nudo per mancanza di fede – di fede religiosa.
Un
romanzo breve – il canovaccio di un romanzo – ma pieno. Di umori (cattiveria)
in un mondo remoto – di “cuoche” e chiacchiere, e poi di tradotta notturna,
verso la Siberia. Svelto, gestuale, irriflessivo e ingiustificato. Di
una “libertà” senza limiti, e anche di prudenza, o di furbizia. Forse
antifemminista, anche in questo in anticipo sui tempi – di una donna che passa
su tutto come un carro armato. Sicuramente molto russo - come solo ora si comincia a raccontare, dopo quasi due secoli.
Nikolaj
Leskov, Una Lady Macbeth nel distretto
di Mcensk, Garzanti, pp. 11 € 5,90
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