Quel giovanotto senza morale sembra ora di famiglia
A suo tempo, 1999,
il ricordo è di un film freddo, giusto il talento – o il bisogno – demolitore di
Patricia Highsmith, l’inventrice del personaggio – un immoralista alla Gide (senza
morale). Rivedendolo, non ha più la secchezza e le asperità della prima programmazione,
una delle tante storie fredde dell’immaginario distruttivo di Highsmith (non si
ricorda, non si programma più, la prima riduzione al cinema del romanzo, nel
1960, opera di René Clément, col morbido Alain Delon al posto del muso chiuso e
l’occhio velato di Matt Damon). Rivedendolo, acquista prevedibilità, quasi
familiarità.
Effetto dela
seconda visione - rispetto all’aspettativa? O la sensibilità è cambiata? In trent’anni?
Più indurita – più a suo agio con la violenza cupa?
Anthony Minghella,
Il talento di Mr. Ripley, Sky Cinema
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