domenica 11 ottobre 2026

Film muto a Correggio

In una Correggio patria dell’accoglienza, a opera di un sindaco illuminato, dei tanti indiani sikh in agricoltura1, che fanno tutto, dalla stalla alla lavorazione del parmigiano, liberi di vivere la loro vita, il culto, i costumi, le barbe (con i capelli, coperti dal turbante) intonse, il kirpan al fianco, il pungale ricurvo, da usare solo a difesa dei deboli, e le loro feste coloratissime, una ragazza del paese bella, dolce, amata viene uccisa, barbaramete. Dopo avere abandonato la festa con un giovane indiano. Figlio della domestica del sindaco. La figlia del sindaco, carabiniera in servizio a Trieste,  col grado di maresciallo, sarà incaricata dal capitano dell’Arma di condurre le indagini – è rientrata a Correggio per qualche giorno, per assistere il padre gravemente infermo, il sindaco benvoluto. Lo farà insieme col maresciallo capostazione a Correggio, che invece è un po’ sovranista.
Un’altra fiction corretta – si sa già, naturalmente, che l’assassino non può essere lo spasimante indiano. Benché i primi due episodi siano la caccia a lui. Ma il thriller, benché indebolito dal politicamente corretto nello snodo principale, non è solo didattico. Anzi, malgrado questo, resta interessante. Per le caratterizzazioni, dei personaggi e dei luoghi. Non fosse che i dialoghi sono incomprensibili - eccetto che per un paio di personaggi, di attori di scuola, sperimentati, Memphis e Scarpati. Specialmente incomprensibile la protagonista, Elena Radonicich.
Il problema è diffuso - l’AI di google ha pronta una risposta precisa al problema. In quattro punti: ricerca esasperata del “realismo” e del “sussurrato”, impreparazione tecnica degli attori, senza “addestramento specifico sul diaframma e sulla fonetica”, centralità dei dialetti, delle inflessioni dialettali, problemi di presa diretta e mixaggio. Problemi d’arte, insomma. Ma, per maggiore realismo, non si potrebbe rimediare tornando al muto, che sempre è comprensibile?
Non se ne può più del “realismo”. Specie se crede che la parola “italiana” suoni e sia falsa, mentre l’immagine, che va costruita da decine di persone, al lavoro anche per ore, è vera.
Cosimo Alemà, Estranei, Rai 2

Nessun commento:

Posta un commento