Putin “multiallineato”
Dove pensa di andare la Russia, supponendo
che chiuda la guerra in Ucraina come vuole, semiannettendosi il Donbass? In nessuna
direzione - se non forse l’Europa – o, come si dice, “multiallineata”.
Con la Cina le relazioni sono di “rispettosa
distanza” – anche perché la Russia non rinuncia al legame storico con l’India.
Col Giappone c’è ancora uno stato giuridico di guerra, giacché non si è fatto
un trattato di pace nel 1945, e Putin ha voluto sfidare Tokyo a Ferragosto
passeggiando sulle contestate isole Curili. Con l’Occidente, svanita l’illusione
del primo Putin di un’integrazione a pieno titolo, resta il telefono diretto
con Washington, e la prospettiva europea. Che detto oggi, quando invece l’Europa
si ritiene in guerra con la Russia, sembra bizzarro, ma è la sola prospettiva
che si ricava da “Russia Today”, la piattaforma semiufficiale, e dai siti dei maggiori
think-tank moscoviti di politica estera: il Riac, Consiglio russo di affari
internazionali, l’Istituto statale di Relazioni Internazionale, e altri centri
privati – tutti fanno capo al club Valdai, che li pubblicizza.
Un paio di decenni fa, nell’altalena
dell’avvicinamento di Putin al G 7, si parlava anche molto di Eurasia. Ma la
prospettiva, e anche la parola, sono sparite da tempo – da molto prima dell’attentato
mortale a Mosca quattro anni fa contro Darya Dugina, giornalista politica,
nazionalista, figlia di Alexander, il teorico dell’Eurasia – da tempo peraltro taciturno.
La “finestra sull’Europa” aperta da Pietro
il Grande tre secoli fa, secondo il Valdai, invece non è chiusa. Senza sottovalutare
il revanscismo dell’Europa già preda dell’imperialismo russo, attivo fino al
1989, segnatamente dei paesi Baltici e della Polonia, oltre che dell’Ucraina. Come
rapporto storico e culturale, si dice, ma si sottintende la complementarietà
economica, tra riserve interminabili di materie prime fossili da una parte, e esperienza
imprenditoriale e tecnica dall’altra. Molto si punta su un ripensamento della
Germania. Tanto più che a Mosca si dà per irrimediabile il “disallineamento”
dell’America dall’Europa, militare, finanziario (dazi, cambio) e commerciale.
Lavrov, il ministro degli Esteri di
Putin, rende leggibile sul sito del ministero un articolo che a giugno aveva scritto
per “Politico”, il giornale digitale americano della tedesca Springer, che poi
non l’ha pubblicato. Dove prospetta la “creazione di un’architettura continentale”,
comprensiva cioè di Europa e Asia, “che rifletta l’odierna realtà multipolare”,
nella prospettiva che, “quando i tempi saranno maturi, anche l’Europa potrà
unirsi a questo grande sforzo”.
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