mercoledì 18 marzo 2026

Flop monopolio, google non è più quello

Passata alla intelligenza artificiale, la “ricerca” sui motori di ricerca è ora finita commerciale. Solo commerciale: qualsiasi parola si digiti per prima cosa prospetta una serie interminabile di alberghi, centri turistici, proposte di viaggio e qualche macchinario. Oppure si ponga un quesito: il primo effetto della Intelligenza Artificiale applicata alla riecrca online è incerta, troppo personale, collegata cioè alla propri storia di ricerche, e niente affato iiformativa

Passato all’intellgenza artificiale, google ha perso molto della capacità combinatoria. Prima rispondeva al questi con una "lenzuolata" di tracce, tra le quall era possibile indviduare subito quella di interesse. Ora fornisce una lezioancina su quello che ha individuato l’interesse dell’utene, e non c’è maniera di liberarsene – bisoga riscrivere la domanda più volte.

Non è più nemmeno il google benemertto della storia di internet, quello che semplificava enormemente la ricerca fiogoica, oltre che le pieghe del cibermondo. Ora scarica per ogni parola di richiamo caterve di annunci economici. Fastiodissimi prima che utili – anzi, quasi mai utili:  amazon, p.es., ebay, hanno motori di ricerca più selettivi, più d'aiuto. Il monopolio fa male: è antica verità  della teoria economica, che mina anche i colossi dell’Ict.

Europa e America unite nell'aneddoto

Un digesto di aneddoti, storie, personaggi, delle lettere, delle arti, di America e Europa, raccontati come visti e vissuti. Prokosch, nato in America, ha debuttato con "Gli Asiatici", strabiliando critici e scrittori (Thomas Mann, Gide, Camus), su una Asia immaginata a tavolino, in biblioteca. Poi ha deciso di vivere in Francia, con lunghi soggiorni anche in Italia, ha consciuto tutto il Novecento, avendo vissuto tra i,1908 e il 1989, molto curioso di personaggi, idee, correnti, libri, personaggi, progetti e modi vivere, e di tennis  e ne lascia memorialistica sempre vivace. I personaggi, poeti, scrittori, accademici illustri, e grandi tennisti, almeno tre generazioni, fa rivivere in atti unici, visti ogni volta nel luogo giusto e al momento giusto, di cui compone ritratti a tutto tondo registrandone atteggiamenti, tratti e motti caratteristici - in forma di conversazione casuale. 

Una cornucopia. Un centinaio di personaggi rivivono in queste istantanee sempre molto ricche.
Virginia Woolf nel suo antro della Hogarth Press. Auden che parla di Kafka in un bagno turco. 
James Joyce poco curioso (la miopia come barriera) nella libreria di Sylvia Beach. Wallace Stevens, nel suo ufficio di direttore delle assicurazioni che lamenta la pinguedine e parla di squash. E.M. Forster convincente, veritiero in un mondo di atteggiati. Walter de la Mare, già molto amato, perso tra elfi e fantasmi. Brecht al bar, a New York. Thomas Wolfe alle prese con le bacchette in un ristorante cinese. Gide in vestaglia di velluto rosso, sempre intelligente. Colette, a riposo fra i fra i cuscini, elenca le sue farfalle preferite. T.S. Eliot al lago di Nemi. Maugham emozionato alla tomba di Cecilia Metella. Dylan Thomas a Ostia. Gertrude Stein a ogni battuta di conversazione coinvolge Alice. Ezra Pound si infuria perdendo un doppio a tennis, contro una signorina Piaggio imprendibile. Hemingway sottoposto a interrogatorio da Lady Cunard. Santayana riceve in convento. Mario Praz nella sua dimora, allora in via Giulia. Norman Douglas in un caffè di Capri. Karen Blixen evoca gli spiriti dell’Africa; Nabokov che si abbandona ai suoi ricordi di entomologo.

Frederic Prokosch, Voci, Adelphi, pp.399 € 25

martedì 17 marzo 2026

Problemi di base democratici - 906

spock

Sono le bombe democratiche?

 

E gli assassinii mirati?

 

Una guerra per ridare dignità (santità) agli ayatollah – il martirio è l’essenza dello sciismo?


Perché la Persia sarebbe una repubblica delle banane?

 

Martirizziamo anche il Libano?

 

Il deterrente è la democrazia o sono le bombe?

 

spock@antiit.eu

Cronache dell’altro mondo – speculative (393)

Alla vigilia dell’attacco israelo-americano all’Iran il 28 febbraio scommesse anonime sono state postate sulla piattaforma Polymarket, che hanno fruttato  

premi milionari. Un utente della piattaforma, nome in cdice Magamyman, cioè il “mio uomo Maga”, dal nome del movimento politico di Trump, ha scommesso 60 mimnti prima dell’attacco – mezzo milione di guadagno.

Analoghe scomesse milionarie erano state piazzate su Polymarket prima dell’operazione americana in  Venezuela,  colrapimento di Maduro.

Vi spiego l'amletico Hamnet-Hamlet

 Lo studio da cui tutto cominciò, la storia di Hamnet figlio di Shakespeare, trasposta al cinema da Chloe Zhao, con qualche Oscar: “Shakespeare si dedicò per tutta la vita a sondare le passioni dei suoi personaggi e a suscitare quelle del suo pubblico. La sua abilità in questo è quasi universalmente riconosciuta come ineguagliabile, ma le fonti interiori di tale talento rimangono in gran parte sconosciute. Gli studiosi si sono instancabilmente adoperati per ricostruire almeno in parte le sue ampie ed eclettiche letture, ma la sua vita passionale – il suo accesso, attraverso l'esperienza personale e l'osservazione, alle intense emozioni che rappresenta – rimane quasi completamente misteriosa. Nessuna delle sue lettere, appunti di lavoro, diari o manoscritti (con la possibile eccezione della "Mano D" in Sir Thomas More ) è giunta fino a noi. I suoi sonetti sono stati setacciati alla ricerca di prove autobiografiche, ma, sebbene scritti in prima persona, risultano enigmatici, sfuggenti e probabilmente volutamente oscuri.

Greenblatt, academico americano, italianista emerito, l’autore de “Il manoscritto”, sottotitolo italiano “Come la riscoperta di un libro perduto cambiò la storia della cultura europea” (su Marsilio Ficino e la caccia ai testi antichi), e poi studioso di Shakespeare, ha provato a chiarire il chiaribile. Questo saggio, pubblicato oltre vent’anni fa, sulla rivista il 21 0ttobre 2004,  è ora riproosto in libera lettura per il ritorno al conema della favola del figlio Hamnet che diventa Hamlet.

Onestamente, parte dalla mancanza di documenti o prove. Pur mettendoci la massima cura: “Nel corso dei secoli, tra febbrili speculazioni, le riflessioni più convincenti sulla presenza della vita emotiva di Shakespeare nelle sue opere teatrali – in primis le brillanti pagine di James Joyce nell'Ulisse , ma ce ne sono molte altre – si sono concentrate su Amleto . Questa attenzione biografica a un'opera derivante da materiale riciclato e scritta per il palcoscenico pubblico sembrerebbe intrinsecamente inverosimile, se non fosse per l'impressione travolgente, sia sui lettori che sugli spettatori, che l'opera debba essere emersa in modo insolitamente diretto dalla vita interiore del drammaturgo, anzi, che a tratti il ​​drammaturgo stesso avesse a malapena il controllo del materiale a sua disposizione. In ciò che segue cercherò di ricondurre Amleto a una esperienza personale di dolore e di delineare una strategia estetica a lungo termine che sembra essere scaturita da tale esperienza.

Stephen Greenblatt, The Detah of Hamnet and the Creation of Hamlet, “Tne New York ReviewW, free online, leggibile anche in italiano, La morte di Hamnet e la creazione di Amleto)

lunedì 16 marzo 2026

E ora Putin è il salvatore

Sarà Putin il futuro Nobel per la Pace, come lo concepisce Trump? Improbabile. Ma lo zar, il nuovo Hitler, il dittatore ora sorride, e Trump non fa che elogiarlo. Essendo sotto ogni aspetto l’unico che può salvare la faccia del presidente americano portando gli ayatollah a un accordo.  
Molti a Washington si spiegano così gli apprezzamenti che Trump non omette per Putin, benché non richiesto. Oltre alla levata dell’embargo, che Trump solo qualche settimana fa aveva rafforzato, con le cannoniere e con le ammonizioni (sanzioni contro società e\o Paesi che acquistavano greggio russo).
Putin figura alleato dell’Iran. Che ha difeso nella guerra, ma limitandosi a qualificare l’attacco israelo-americano come una “aggressione”.


Se gli emirati diventano una polveriera

Si fa l’ipotesi che l’attacco mirato al costoso velivolo italiano nella base kuwaitiana”Ali Salem” può essere venuto dalle forze sciite filo-iraniane dell’Iraq, che dista solo 40 km (un drone puòagire telecomandato per colpire con precisione un obiettivo voluto, ma non a grande distanza). Ma allora perché non dall’Arabia Saudita, che dista solo 20 km.? O non piuttosto dall’interno del Kuwait, dato che la base è praticamene alla periferia di Kuwait City – cioè ben nota, non remota o celata: quasi un attacco a vista, che ne spiegherebbe la precisione.

È solo un’ipotesi. Ma in uno scenario allora catastrofico. Non si conoscono forze filo-iraniane all’interno del Kuwait. Che però è stato il primo emirato della regione a modernizzarsi, già negli anni 1960, essendo stato anche il primo emirato capace di sedentarizzare con successo la popolazione beduina. Senza una costituzione ma col parlamentarismo, res incognita nella regione. Salvo rimangiarselo una decina d’anni dopo, quando il parlamentarismo minacciava di prendersi sul serio. E avviare la sostituzione del personale d’ordine, egiziano, libanese e “giordano” (palestinese) con pakistani, bengalesi e altri asiatici, versati nell’arabo del Corano e nell’inglese, ma non sensibili politicamente.
Il Kuwait è anche l’avamposto dello schieramento militare occidentale a difesa delle petromonarchie, dalla prima guerra del Golfo, contro la aggressione di Saddam Hussein. La presenza di gruppi più o meno armati (armare un drone e dirigerlo a breve distanza non richiede grosse capacità militari) all’interno degli emirati sarebbe una sorta di “inizio della fine”: le petromonarchie sono entità politiche non strutturate, in sostanza dei domini feudali.

Il Pentagono ci ripensa, è un’altra guerra

L’appello di Trump agli alleati Nato e asiatici di mandare la marina militare a Hormuz ha lasciato freddo lo stato maggiore americano: il coordinamento non s’improvvisa, specie con la guerra in corso.
Discesa dal cielo al mare, e dall’Iran continentale al Golfo, Arrivata a Hormuz l’offensiva americana si è inceppata. Israele non ha piani per una guerra navale, e lo Stato maggiore americano nn ne avrebbe uno per il Golfo Persico-Arabico. Di fatto, secondo gli ambienti governativi di Washington, Esercito e Marina si sarebbero dissociati dall’ottimismo dell’Aviazione, prospettando una guerra di lungo periodo, con strategie da aggiornare.
Non solo quindi nella diplomazia americana, compreso Rubio, il titolare del Dipartimento di Stato, ci sono dubbi sulla guerra voluta dal presidente Trump. Ci sarebbero dubbi anche nello Stato Maggiore interforze, che non aveva piani per un’invasione dell’Ira, e ad essa obietterebbe.
Al fondo ci sarebbero anche dei malumori contro il presidente, per essersi fatto trascinare alla guerra dal primo ministro israeliano Netanyahu – gli Stati Uniti non hanno piani di guerra coordinati con lo Stato maggiore di Israele. In agosto sarebbe stato diverso: la guerra si è limitata all’aviazione, le due aviazioni hanno agito indipendentemente, e l’America non correva nessun pericolo. Allora la missione si ritenne conclusa utilizzando i bombardieri Stealth B – 2, che volano operativamente anche a 15 km di altezza, fuori portata dei missili sam – suolo-aria – iraniani, vecchi modelli sovietici dismessi dalla Russia.
Questa guerra si pensava risolta in partenza con la decapitazione fisica degli ayatollah. Con l’ipotesi che l’Iran cedesse dopo i primi martellanti bombardamenti. Gli ayatollah hanno resistito. E ora lo Stato Maggiore Usa sarebbe diviso – ci sarebbe anche chi fa apertamente colpa all’Aviazione di avere illuso il presidente.

Per i petrolieri Usa può bastare

Si calcola una rivalutazione in eccesso del comparto energia a Wall Street attorno agli 80-100 miliardi in tre settimane. Quanto basterebbe al settore per rifinanziarsi. Considerando che la montata dei prezzi durerà a lungo prima di essere riassorbita, anche se la guerra finisse domani. E che la rivalutazione di mercato arriva in aggiunta ai 40 miliardi di aiuti federali di cui il settore beneficio in questo anno fiscale, sul primo bilancio di Trump.
Giù in grado di garantire l’autosufficienza dell’approvvigionamento agli Stati Uniti, il comparto energie fossili, essenzialmente idrocarburi, punta a mettere in produzione giacimenti poco “liquidi”, gli scisti bituminosi, di cui gli Stati Uniti, e più ancora il Canada-Alberta, sono ricchi. Per sfruttare la posizione dominante nelle esportazioni di gas liquefatto, conquistata con le sanzioni alla Russia, in reazione all’aggressione all’Ucraina, sulle esportazioni di gas via metanodotto. Posizione già salda, basandosi su un numero ormai ampio di impianti di rigassificazione in Europa, per lo più stabili - ce ne sono anche di galleggianti, su enormi chiatte-piattaforme: quattro solo in Italia, in Alto Adriatico, a Ravenna e al largo di Porto Viro (Rovigo), w nell’Alto  Tirreno, a Piombino e al largo di Livorno.
 

Contro la giustizia (e il femminismo) anche Imma

Alla quinta e ultima stagione Imma Tataranni s’incazza di brutto. Più del solito. E gli spettatori con lei. Contro il Procuratore Capo nuovo, invadente, vanitoso, autoritario. E uno non si raccapezza, tanto più per essere il nuovo Capo Papaleo, attore di gag simpatiche - e universali, non divisive. Che è successo non si sa. Ma la partenza è di una serie, un’altra, dopo l’avocato Guerrieri e l’avvocato Ligas, contro la giustizia insopportabile.
Uno s’immagina la furiosa Imma-Scalera, Papaleo, l’autrice Mariolina Venezia, forse lo stesso regista, perché no, furiosamente impegnati per il no al referendum, però anche loro stufi, anzi arrabbiati. Una critica per il bene della giustizia? Ma chi è che non lo sottoscrive.
Ma la critica è forse più radicale, sotto il lustro di Vanessa Scalera, aggressiva Imma, e del mite Gallo: la denuncia di un femminismo irrisolto. Aggressivo e niente più – al meglio confuso. Nelle forme della madri, Imma compresa, delle donne al lavoro, delle insegnanti vecchie e nuove.
Francesco Amato, Imma Tataranni - Sostituto Procuratore, Rai 1, Raiplay

domenica 15 marzo 2026

Ombre - 815

“Da abolire l’azione disciplinare del ministero verso i magistrati”: viene confidata da Nordio, ministro della Giustizia, al “Sole24 Ore” la chiave del referendum – a un pubblico cioè di 100 o 200 mila lettori. Congiura del silenzio dei media – un governo che dura solido per un’intera legislatura è grave jattura, l’Italia deve restare il paese della crisi?
 
Il papa è, pure lui, per una giustizia (più) giusta: per “l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi”. Poche righe sul “Corriere della sera”e “la Repubblica”, araldi di democrazia.
I vescovi invece no – i vescovi italiani: loro sono per la giustizia com’è, pilastro del loro potere corrotto, (ex) democristiano.
 
Stupefacenti le chat dei medici - ma sono quasi tutte donne – di Ravenna sospesi per un anno perché fornivano certificati falsi agli immigrati condannati, per reati anche gravi come lo stupro, per evitarne l’estradizione (rimpatrio): non lo facevano per lucro, non sono corrotti. Neanche per carrierismo “sindacale”, e quindi anti-governo, come le giudici dell’Appello di Roma, che anche loro impediscono ogni rimpatrio. Lo hanno fatto per fede politica – sono anarchica, dice una all’amica, come se gli anarchici fossero stupidi.
Ma peer diventare medici, anche se stupidi, non bisogna studiare? Essere anarchici per favorire i mercanti di lavoro nero e anche criminale?


Si scopre il terminale di Kharg  - dietro cui resta ancora da scoprire Bandar Abbas, il porto di Dario, il re dei re di Erodoto (dietro cui, volendo, a un’ora di macchina sta la scuola elementare di cui sono state bombardate le bambine). Questa guerra è una grande scoperta. E pensare che l’Iran esiste da prima di Roma. E anche, un po’, dei greci. Insomma di tutto l’Occidente.


Si continua a discettare di bombardamenti “di precisione”, o “chirurgici”. Soprattutto con i missili, facendosi meraviglie che una scuola venga spazzata via, come se fosse un incidente. Il bombardamento aereo è sicuro (poco o nessun rischio) ed efficace (distruttivo), ma poco onorevole. Tanto più da quando, con Guernica, la guerra è diventata totale, con l’aggiunta, nel 1943, della resa incondizionata.


Si scoprono giovedì gli sfollati del Sud Libano – che sfollano “regolarmente” da una cinquantina d’anni. Ma non si sapeva già, dalla guerra dei Sei Giorni, 1967, che il libano fino al Litani faceva parte, come l’ex Cisgiordania, del Grande Israele – giravano mappe in proposito?


Si schierano per il No, uscendo combattivi dal letargo, D’Alema e Mastella. Ue che con la giustizia politica (carrieristica) hanno avuto più di un problema. Certo, la fede sopra ogni interesse. Solo che Mastella una volta, da ministro della Giustizia, fece cadere un governo di sinistra – rimandando al governo Berlusconi. Scusato, certo, perché gli avevano arrestato la moglie – e solo dopo nove anni si disse che non c’entrava nulla.
D’Alema al carro di Mastella - come Veltroni a quello del furbo Cairo: che finale di partita per il Pci.


Del Piero ubiquo nelle pubblicità. Si vede che fa vendere – anche se la dizione ha sempre impacciata. Tanfo forte deve essere la frustrazione dei tifosi della Juventus di Elkann, che li colpisce con una desolazione dietro l’altra, che si buttano su Del Piero?


Si leggono con raccapriccio le motivazioni della Corte d’Appello di Roma che libera tre condannati per stupro, tra i tanti reati imputati: “Il giudizio va sospeso nelle more della decisione della Corte di Giustizia europea. Per effetto della sospensione, è impossibile osservare il termine di 48 ore previsto per la convalida, dunque deve essere necessariamente disposta la liberazione del trattenuto”. E sono tre donne: Antonella Marrone, Maria Rosaria Ciuffi e Cecilia Cavaceppi, Maria Rosaria Ciuffi e Antonella Marrone, con un uomo di contorno, il dottor Giuseppe Molfese.


Le tre giudici sono le stesse che da un paio d’anni si prendono la briga di liberare i fusti africani – appellandosi a una fantomatica Europa. Si possono capire, sono del sindacato di Giulia Alfano, presidente di Magistratura Democratica, la scopritrice dell’Europa: non sapendo leggere e scrivere, o non volendo, troppa fatica, si affidano all’usato sicuro. Ma il presidente della Corte d’Appello Meliadò, che non trova altri giudici per giudicare gli immigrati stupratori – “carenza di organico”?  


Si legge con raccapriccio la petizione di buona volontà della giudice Angrisani del Tribunale dei minori dell’Aquila, quello che ha segregato i bambini della “famiglia del bosco”: “Sono decisioni eventualmente sindacabili nei successivi gradi di giudizio”. Com’è possibile, tanta incapacità di giudizio? Coniugata con la diffusione, tramite agenzia di pubblicità, di foto di bambini allegri visti di spalle in una “casa famiglia” che sembra una reggia – dove. assicurano psicologhe di passaggio (che però non sottoscrivono una relazione) si mangia da principi. A carico dello Stato.


“L’errore più grave è stato dividere quella famiglia”. Lo dice Massimo Ammaniti, “il più quotato neuropsichiatra infantile”, e lo sanno tutti. Perché allora assistenti sociali e giudici dei minori abruzzesi lo hanno fatto, e perseverano? Stupidità non è – non si diventa giudici, nemmeno assistenti sociali, senza esami, difficili. No, è che tre bambini biondi sono molto concupibili - certo, si sa che affidi e adozioni sono lineari, niente mafie, non corrono soldi. Nemmeno per le case famiglia – tre bambini per cinque mesi a 50 euro al giorno l’uno quanto fanno, inezie?


“Trump ha scansato la naja grazie a cinque certificati falsi, ma accusa gli alleati di codardia”, Gabanelli e Sarcina sul “Corriere della sera”. Vero. Ma Trump non è solo, ha dietro molti studi, il Pentagono, il Dipartimento di Stato. La democrazia è dura.


Non è partito bene il Board of Peace for Gaza di Trump, col miliardo da mettere per fare bella la Riviera del Medio Oriente. Gli emiri, e quant’altri si sono impegnati, si rifaranno i conti subito. Non tanto per i soldi: mettersi col duo Trump-Netanyahu sarà un problema per tutti – anche senza i palestinesi di mezzo: gli islamici hanno una certa psicologia, arrendevoli, ma poi si fanno gli Assassini del Vecchio della Montagna, non si può bastonarli impunemente su tutti i fronti.


“Li stiamo colpendo mentre sono a terra”, è uno dei primi messaggi, se non il primo, del ministro americano della Guerra Hegseth. Mentre illustra un caccia F-35 americano, l’ultimo della serie, che centra al suolo uno Yak 130 – un piccolo (e vecchio) aereo russo da addestramento. Nonché del diritto sotto i piedi, questa guerra americana-americana, o americana-israeliana, s’illustra per il compiacimento, come a un luna park.

Il Giappone made in Francia

In corsa per l’Oscar stanotte, un film d’animazione francese. Di argomento giapponese. Con molti stilemi e tagli dei capolavori di Takahata e di Miyazaki, cui le due registe, debuttanti in un lungometraggio, si rifanno quasi da scuola.
Il film segue il racconto della scrittrice franco-belga Amélie Nothomb, “Metafisica dei tubi”. Uno dei suoi tanti sul Giappone, specie sulle “differenze culturali” – più spesso esilaranti che drammatiche. Il Giappone conoscendo da sempre, da bambina, e dall’interno, essendovi cresciuta - il padre era un diplomatico belga. Pienamente integrata col paese: “Lasciare il Giappone fu per me uno sradicamento”, spiega nell’autobiografico “Stupore e tremori”. Cresciuta da una tata giapponese, e in una scuola locale, “perfettamente bilingue”.
Con la tata giapponese Amélie rivive il Giappone nelle fiabe e nella storia, anche prima della sconfitta. Un mondo di fantasie e di cose molto animato.   
Maïlys Vallade-Liane Cho Han, La piccola Amélie, Sky Cinema, Now