sabato 4 luglio 2026
L'Iran si fa grande con l'America
Sembra una farsa, e lo è, una sfida ghignante, ma non del tutto, l’Iran degli ayatollah che gareggia con l’America anche nelle celebrazioni del 4 luglio. Ai 250 anni della democrazia più grande del mondo opponendo il funerale dell’ayatollah
Khamenei - un religioso nemmeno di tanto prestigio. Al solito modo ormai
rituale da quasi mezzo secolo, di masse di erinni che occupano le piazze
ululanti e sfidanti – pagate, anche se non in denaro (il ruolo delle masse
femminili nelle piazze del khomeinismo, a partire dal 1978, non è stato
studiato e invece è interessantissimo).
Tutto è facile per l’assassino seriale
Nell’America
degli anni 1980, quando il sogno adolescenziale era la moda, le giovani modelle
e aspiranti modelle sono minacciate da un killer.
Un
film tutto al femminile, anche la sceneggiatura, di Christine Conradt. Didascalico.
Sugli adolescenti di oggi, Genereazione Z o Alpha, senza radici e senza ambiente.
Ma basato su una “storia vera”, a Los Angeles nel 1984. In ambiente quindi radicalmente
diverso, con una famiglia attennta e presente – sarà risolutiva nel dramma. La
quindicenne Alina Thomson assolutamente vuole diventatre una modella, e per
questo finisce nelle reti di un suadente fotografo, killer seriale – questo lo
sappiamo subito, una precedente aspirante modella la uccide subito, con un coltellaccio,
alla prima sediuta fotografica.
Michelle
Quellet, La ragazza che ho sempre
desiderato, Rai 2, RaiPlay
venerdì 3 luglio 2026
Problemi di base stupidi - 922
spock
“La stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità”, Dietrich Bonhoeffer?
“Contro la stupidità non abbiamo difese”, id.?
“Lo stupido è sempre pieno di sé”, id.?
“Lo stupido è capace di qualsiasi malvagità, essendo incapace di
riconoscerla come tale”, id.?
“La potenza dell’uno richiede la stupidità dei molti”, id.?
“La stupidità non può essere vinta con la pedagogia, ma
solo con un atto di liberazione”, id.?
spock@antiit.eu
L’imbarbarimento esiste, nel terzo millennio, in Afghanistan
C’è,
c’era un altro Afghanistan, colto se non gentile – e come dubitarne se ci era
passato Alessandro Magno, la Battriana, un regno indo-greco, pensare, lasciando
così tante tracce, a Kandahar, Ai Khanum eccetera. Ma ciò che sorprende nelle
immagini di “Overland” è, dopo Bamyan,
la civiltà islamica: il minareto vertiginoso di Jam, la cittadella di Herat, la
moschea del Venerdì, la moschea Blu. Tutto nascosto, anche cancellato, Bamyan,
da islanci tanto barbuti quanto stupidi – stupidi più che ignoranti, inetti a
tutto. Padroni del Paese da generazioni ormai.
La
barbarie esiste e resiste, la freccia del tempo va anche all’indietro. Tanta barbarie
e inettitudine oggi sarebbe inimmaginabile, se non fosse al lavoro, in
Afghanistan.
Il mondo con gli occhi di Overland, Rai 3, Raiplay
giovedì 2 luglio 2026
L'Africa prolifica, in fuga da se stessa
Il Paese col più
grave problema immigrati è il Sudafrica. Che non è ricco e ha molti disoccupati
– ha un reddito pro capite relativamente alto per l’Africa, 7.500 dollari, ma
con una distribuzione molto sperequata e grande disoccupazione urbana. Ha del
resto una popolazione ragguardevole, 65 milioni, e un confine terrestre di
poco meno di 5 mila km – molto più lungo di quello Usa-Messico, poco più di 3 mila
km.
In Africa figura
un reddito medio di 2 mila dollari. Ma medio per modo di dire: si va dai 27
mila di Mauritius ai meno di mille dell’ex Zaire o Congo-Kinshasa, ora Repubblica
Democratica del Congo - cui fa capo la ricca provincia mineraria del Katanga.
Il Sudafrica figura
un eden per il resto dell’Africa, dalla zona temperata fino all’equatore e
oltre. Gli immigrati arrivano in Sudafrica dal Mozambico, dall’Angola, dallo Zimbabwe – un tempo,
quando era la Rhodesia, un Paese quasi ricco, ridotto in miseria dopo l’indipendenza.
L’Africa migrante
in Africa è un non tema. Pur essendo anche, oltre che povero, il continente a
un tasso esplosivo di fecondità, 4,3 figli per donna in età fertile. Con una popolazione
di un miliardo e mezzo, che era poco più della metà nel 2000, poco più di 830
milioni. Con un’età mediana di meno di vent’anni, 19,5.
Un continente quindi
“condannato” all’emigrazione. Che però non interessa nessuno, né i letterati né
i politici: un grande continente che sta sempre lì a “scandalizzare” già da
qualche secolo, dalla tratta e poi dalle colonie.
È tempo per un nuovo Plaza, con la Cina
E dunque se ne parla, di un nuovo Accordo del Plaza. Una riedizione di quello che incoronò la presidenza Reagan nel 1985, perseguito senza dirlo da Trump 2, con i dazi, e la svalutazione forzata del dollaro. Se ne discute, si farà.
Allora il fellone era il Giappone, concorrenza imbattibile con un cambio adulterato. Il Giappone di oggi è la Cina, ben altra dimensione, ma la stessa filosofia: commerciale e non di potenza.
Analoga anche nei dettagli. L’ultima offensiva commerciale cinese, analoga a quella nipponica degli anni 1980, è automobilistica – analoga in tutto, se non per un fattore molto peggiorativo, che l’industria cinese dell’auto è cresciuta con fortissime iniezione di sussidi e di protezioni statali. Pechino non ha nemmeno tentato, dati questi presupposti, lo sbarco in America – si accontenta di invadere l’Europa, il mercato più ricco e più indifeso (grazie anche alle postazioni che sono state create nella stessa Cina dai fabbricanti europei, VW e Stellantis, con investimenti diretti e joint-ventures).
Ma questo riguardo o prudenza non salverà Pechino, reduce da esportazioni sempre più record, malgrado i dazi, negli Usa e in Europa, anche quest’anno. Un riallineamento dello yuan è solo da accettare, non è in discussione.
Quando Silicon Valley abbatté l’informazione, con la pubblicità
“Già allora,
all’inizio del Duemila, non era più il mio mondo”, lamenta dell’America, della
California di Silicon Valley, sul “Corriere della sera” Federico Faggin, l’inventore
del microprocessore (chip), che ha scelto di tornare in Italia dopo 57 anni. Per “mio
mondo” intendendo “quello dell’hardware, delle cose che funzionavano”,
innovavano realmente, “non il,software per fregare gli altri”.
Per “fregare”
forse è forte, ma per vendere pubblicità no: cullando il pubblico con finti servizi
– personali, “familiari” o generazionali, di gruppo, d’interesse. Circuendo, alla
fine, e dominando l’informazione. Seppure su basi così maldestre, per quanto
male intenzionate – giusto per invogliare a comprare, qualcosa.
Più che il chip, è stato questo il cambiamento
epocale: l’abbattimento dell’informazione. Da forme di comunicazioni veritiere
(controllate, provate, spiegate) a forme subdole, mediate dal commercio e dalla
pubblicità. Lo scadimento o “reificazione” dell’informazione, e quindi
dell’opinione pubblica, intesa come opinione critica – vigile, sperimentata. Un
cambiamento effettivamente epocale, per un mondo come di automi, che reagiscono
per riflessi condizionati.
L’addiction ai social
non è studiata, ma è una forma di dipendenza forte. Per molte ore ogni giorno.
Su ogni tipo di “informazione” veicolata.
Libertà di finanziamento politico in Usa per i gruppi di pressione
Le
leggi federali negli Stati Uniti restringono molto la possibilità per i partiti
di finanziarsi con donazioni private, e di finanziare con questi fondi le
campagne elettorali. Ma i Pac (Political Action Committee) e i Super Pac,
organizzazioni private create per raccogliere fondi da utilizzare per campagne
elettorali mirate a uno scopo, ne sono esenti. La Corte Suprema ha confermato
nell’ultima decisione che questa libertà di finanziamento è parte del diritto
all’informazione, della libertà di opinione. Suscitando l’allarme del partito
Democratico – è la possibilità di finanziarsi senza limiti, p. es., che ha
favorito le vittorie elettorali di Trump.
Graham,
pastonista quotidiano online del periodico, anti-Trump e filo Democratico,
arguisce che della conferma della Corte Suprema potrebbe e dovrebbe giovarsi il
partito Democratico, favorendo la gemmazione di Pac e SuperPac a sostegno – una
sorta di “mille fiori” democratici fioriscano.
Pac e
SuperPac sono i vecchi “gruppi di pressione”, che il politologo svizzero Jean Meynaud
tracciava già negli anni 1960 a Scienze Politiche a Parigi, come una novità
anti-politica.
Graham ricorda che la decisione della Corte Suprema conferma
una sentenza della stessa Corte nel 2010. No, la sentenza è del 2008, e riguarda le
primarie Democratiche, poi vinte da Obama, per le quali un Pac proponeva un
film documentario anti-Hillary Clinton, che concorreva anche allora – il
comitato elettorale della Clinton perse la vertenza e il documentario si poté diffondere.
David
A. Graham, A Supreme Court Decision
that might Improve Politics, “The Atlantic”, free online, leggibile anche
in italiano, Una decisione della Corte
Suprema che potrebbe migliorare la politica)
mercoledì 1 luglio 2026
Cronache dell'altro mondo - social (409)
I social
sono diventati il mezzo pubblicitario e di informazione prevalente in
America.
Metà degli
americani si informa in rete, da fonti online.
Che in tre casi su quattro (il 75 per cento) sono informazioni visuali, video.
I video più
visitati sono quelli che trasmettono paura. Il genere più in crescita, sia come
numero che come click.
All’interno
dell’informazione elettronica, i messaggi di paura, rabbia e odio sono i più produttivi
commercialmente - i più visitati, “virali”.
Dirsi eretico
Alla
rivisitazione, un libro di macerie.
Dirsi eretico?
Pier
Paolo Pasolini, Empirismo eretico,
Garzanti, pp. 352 € 16
martedì 30 giugno 2026
A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (637)
Giuseppe Leuzzi
“A Mosca, per principio e da secoli, nessuno dice mai
nulla”, Giuliano da Empoli, “Il mago del Cremlino, p, 13. Omertà? “Nessuno sa nulla
in Russia”, da Empoli insiste qualche pagina dopo. Poi si fa raccontare tutto
per 300 pagine, da un moscovita “tipico”. Omertoso è l’avversario, quando è in
mano nostra.
Domenico “Mimmo” Berardi, il
calciatore, fa la cronaca sulla “Nazione” per essersi fermato, a Forte dei
Marmi dove villeggia con la famiglia, a soccorrere, sotto la calura, un rider caduto con la bici e un po
malandato. È però vero che altri non si sono fermati, malgrado le insistenze di
Berardi per chiamare l’ambulanza. La differenza è che Berardi è meridionale (è
calabrese) e non padano, benché giochi nel Sassuolo, e trova quindi naturale fermarsi
a prestare soccorso?
Del “rispetto” il maestro Muti
ricorda della madre, che da napoletana trapiantata in Puglia lo pretendeva con
la “sc” – riscpetto. Usa ancora, e
non soltanto a Napoli, un po’ in tutto il Sud: c’è la funzione, il ruolo, la
personalità, per quanto minima, “di riscpetto”.
Tanti calciatori della
Fiorentina con mercato questa estate hanno preferito restare a Firenze. Non per
la città, che non ama più la sua squadra – complice anche la ristrutturazione
dell’“Artemio Franchi”, lo stadio, interminabile con la scusa che è “storico”.
Per la proprietà, l’imprenditore calabro americano Rocco Commisso, i suoi
eredi, la moglie e i figli. Avendo questa proprietà speso moltisismo per il
club - oggi mantiene una rosa di ben 49 calciatori, tra cui sette portieri...., non lascia fuori nessuno..
La città è invece rimasta
con i Della Valle, che gestivano la Fiorentina (al risparmio) per promuovere un
gigantesco progetto immobiliare, attorno a uno stadio nuovo. Tramontato il
quale si sono defilati. Decisamente l’Italia è duplice, se
non multipla.
“Il Ponte sullo Stretto?
Fondamentale, come le Piramidi”: non ha dubbi l’egittologo principe del Cairo
Zahi Hawass, invitato a Taormina. In effetti. Solo che gli Egizi erano gente
seria, non davano gli appalti per interminabili rinegoziazioni a ogni pietra
(per “lavorare” con lo Stato).
Anche gli egiziani moderni,
mollaccioni per gli altri arabi, volevano Assuan e l’hanno fatta, trasferendo
mezzo mondo. Ci vuole poco, in effetti: uno Stato. Le Piramidi furono “fatte”,
non rinviate, in 28 anni, per il Ponte siamo già a una quindicina, di chiacchiere,
pagate – è il “progetto”.
Il Bar del Sud
Il “Sud” dava fastidio al
giovane Flaiano recensore a proposito di un film franxese, di CharlesVanel, 1939,
intitolato proprio “Il Bar del Sud”. Perché riempito di paccottiglie. Che trova
assommate nelle “corrispondenze” di un certo Solino, “Cose del mondo”: “Oltre
ad abbozzare un grazioso studio psicologico sulla natura degli elefantui,
descrisse tali meraviglie di draghi, fontane sonore, fuochi, basilichi e ciclopi
da impensierire chiunque”. In aggiunta alla favolistica da “Mille e una notte”,
tra “beduini e baiadere”. Senza farsi mancare, beninteso, qualche “verità
darwiniana” - “i pigmei «ghiottissimi di sale» e gli uomini scimmia”. Nonché “il
«romanzo verista coloniale», con gli inevitabili “sviluppi del «mal d’Africa»”,
i “torbidi «insabbiamenti»”, “le lotte tra istinto e coscienza, problemi morali
e sessuali di terza classe”.
Sud, basta la parola.
Il fim in questione, peraltro,
non poteva non irritare Flaiano, che pure era andato a vederlo sicuro di di “una full immersion nella paccottiglia
africana”, a quello che se ne può vedere (poco e male) su youtube. Il
colonialismo era stupido. E il leghismo?
Parlate, parlate, l’amico vi ascolta
Uno si ritrova a tifare per
il Ponte, che non interessa a nessuno, pare impossbile in un Paese corrotto come
l’Itaia, e che deturperà la Costa Viola, che non ha nulla da invidiare alle celebrate
Cinque Terre, solo per leggere su “la Repubblica”, giornale all’orecchio delle Procure,
lo squallore delle accuse-non-accuse su courtier
di varia natura che girano attorno al Ponte, a proposito del parere negativo
che la Corte dei Conti, sommo tribunale, si apprestava a dare sul progetto del
Ponte:
https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/06/25/news/ponte_stretto_inchiesta_salvini_intercettazione_ciucci_totocalcio-425434300/
Un fatto di malaffare. Che i giudici cioè agiscano di concerto, quelli di una certa parte politica, contabili e penali, non nel merito della questione che giudicano, ma sulla loro “obbedienza”. Registrando e divulgando le conversazioni degli avversari politici. Un verminaio - . un trojajo.
La cronaca i cronisti
plurimi che il quotidiano ha fiondato sullo “scandalo” concludono, senza ironia?,
con l’intercettazione principe dello “scandalo”, lo scambio cui alcuni dei malviventi
del Procuratore Lo Voi si lasciano andare a proposito di un intervento di
Salvini ministro all’“evento” romano “Un Ponte per crescere”: “Penso che alla
fine verrà”, dice uno, “perché è importante. Mi ha scritto comunque. Ha detto:
«Se i magistrati vogliono la guerra, guerra sia. La Corte dei Conti”, prosegue
l’intercettato ora perseguitato da Lo Voi, “vuol far pagare al governo la
riforma che si sta facendo della Corte dei conti, che limiterà moltissimo i
poteri della Corte. Questa è la risposta”. Cioè il parere negativo del giorno
prima sul progetto del Ponte.
Un “pezzo” che non si sa a carico
di chi, se degli amici di Salvini, di cui Lo Voi chiede la condanna, oppure non
della Corte dei Conti, che boccia il Ponte il giorno prima dell’“evento” che lo
celebra, o della Sicilia sbarcata a Roma, da Pignatone a Lo Voi tramando trame.
Pignatone, Lo Voi, la vecchia
Dc, sempre al comando, ora al coperto del Pd. Vecchia Sicilia invereconda. Con “la Repubbica”, il giornale
ex di Scalfari, ridotto a depositorio degli angiporti, del fiato caldo, dell’aria
viziata delle Procure. A fini politici che poi sono di carriera assicurata: laticlavi,
avanzamenti, vitalizi (al livello del presidente della Repubblica, 240 mla
euro). E di pettegolezzo – il famoso gossip
che ha preso il posto del giornalismo.
Il Regno delle scommesse
Il gioco d’azzardo è una
piaga, il gioco d’azzardo online è una piaga soprattutto al Sud. “Il libro nero
dell’azzardo”, la rilevazione (quasi) anuale che Federconsumatori e Cgil Modena
fanno ogni anno dell’“investimento” nell’azzardo dà al Sud un primato
imbattibile.
Campania, Sicilia e Calabria
capeggiano la classifica regionale. Con puntate complessive, online e fisiche,
di 14 miliardi in Campania, come in Lombardia (popolazione e reddito doppi), di 11,8 in Sicilia, di 4,6 miliardi in Calabria. Su un totale scommesse Italia di 100 miliardi, il Sud e le isole, un terzo della popolazione, ne hano puntati 46.
Napoli e provincia (la
“città metropolitana” di Napoli) è la capitale indiscussa dell’azzardo, con
11,65 miliardi – Roma la supera,12,8 miliardi, ma con una popolazione, di
residenti e non, quasi doppia. Milano la ricca, con residenti quasi uguali,
segue a distanza di un paio di miliardi, ne ha spesi 9,4.
Palermo, Salerno e Caserta
esibiscono “dati annuali”, dicono gli estensori del rapporto, eccessivi: Palermo
ha “investito” 4 miliardi e mezzo, Salerno 4,2, Caserta 3,8.
In termini regionali, “nel
solo online, ogni residente in Campania, neonati compresi, ha «investito» 2.527
euro, in Sicilia 2.472 euro, in Calabria 2.436, in Molise 2.288. “L’ultima delle
province per abitanti”, Isernia, è “la prima
per quanto giocato nell’online, nella fascia d’età 18-74anni”: 4.074 euro –
“quasi quattro volte le province venete di Vcenza, Belluno e Rovigo”. Subito
dopo, “poco sotto i 4.000, le province siciliane di Messina, Siracusa e
Palermo. Nei primi dieci seguono Caserta, Reggio Calabria, Vibo Valentia,
Salerno, Napoli e Catania”.
Passando dalle
province ai capoluoghi la classifica è sempre la stessa: primo il comune di Isernia,
con 6.307 euro pro capite in età maggiorenne. Seguito dai comuni di Messina, Siracusa,
Crotone, Reggio Calabria,Vibo Valentia e Catania, tutti al di sopra dei 4.000
euro pro capite.
C’è tanto risparmio, dunque,
al Sud? E tutto va nelle scommesse? Come una voglia di distruzione -cupio dissolvi. Ognuno è causa del suo male? Non se ne può essere certi. Però.
Un risparmio di 4-5 mila euro
l’anno, in una famiglie di due-tre adulti, farebbe un cospicuo capitale. Si
vuole del Sud che sia risparmioso e applicato (testardo, cocciuto). È invece volage – noncurante e sprecone.
leuzzi@antiit.eu
Se la Russia è sempre zarista
La
Russia è sempre quella di Custine, due secoli, quasi, fa – quatro volumi,1,130
pagine: “Per grande che sia questo impero non è che una grande prigione , e
l’imperatore che ne detiene le chiavi ne è il guardiano, ma i guardiani non vivono
molto meglio dei priginieri" E: “I Russi tengono molto meno a essere civilizzati
che a far credere di esserlo”. La Russia, anche quella “democratica”, è sempre
quella di Rossellini, nota da Empoli, della Francia di Rossellini didascalico in tv, nel 1966,
col lungometraggio “La presa del potere da parte di Luigi XIV”: tutto ruota
attorno al potere. Il denaro e la violenza come l’intelligenza, in ogni sua
forma di eccellenza, un tempo aristocratica oggi finanziaria, intellettuale,
artistica. Una lettura non sorprendente, quindi, se così è – ma forse no, la
lettura non è scontata.
Al
modo delle “biografie” in cui eccelle Emmanuel Carrère, da Empoli, scienziato
politico tourné narratore, analizza e
ricostruisce i metodi e gli apparati della Russia di Putin. Facendone il modo
di essere e di pensare, seppure criticamente, di un Vadim Baranov – che (si)
dice tutto in una notte, tutto Putin dall’A alla Z. Finendo, un anno prima
della “Operazione Speciale”, l’attacco all’Ucraina, per darla come fatta – con
più successo di quanto invece non abbia avuto di fatto (ma impennando con tanta lungimiranza le vendite del
libro).
Una
ricognizione dei fatti che hanno scandito i poco meno di trent’anni di
putinismo in Russia, fatta con cognizione di causa. Con l’accesso a molte carte
segrete, evidentemente. In teoria svolta da un personaggio vero, così si dice,
dietro il “Baranov” narratore: il consigliere (spin doctor) di Putin per lunghi anni Vladimir Surkov, artista rap, scrittore, regista teatrale,
produttore tv, che ha accompagnato l’ascesa dello “zar” da San Pietroburgo a
Mosca, fino al 2015: dal passaggio improvviso dall’anonimato alla politica,
come il nostro Giuseppe Conte, anche se con più gradualità, all’ascesa a fine millennio rapida alla
sommità del potere al Cremlino.
Un
personaggio, curiosamente, col quale da Empoli avrebbe più di un connotato in comune,
non per le attività manageriali o ludiche, ma in quelle di spin doctor, essendo stato il consigliori
di Matteo Renzi al passaggio da Firenze a Roma una quindicina d’anni fa, prima
che cattedratico di Scienza Politica a Parigi.
Quanto
alla Russia, è forseo qualcosa di diverso da quella di Custine, sicuramente di più.
La Terza Roma, dopo Costantinopoli. Italianista nel Cinque-Seicento. Poi
tedescofila, poi francesizzante. Parte del concerto europeo, nel bene e nel male,
nelle guerre napoleoniche, nella Santa Alleanza, nelle grandi guerre europee
del Novecento. Animatrice, nel bene e nel male, dell’utopia comunista per olte mezzo Novecento, in Europa e nel mondo.
Parte avanzata nel Novecento del progresso scientifico e tecnologico. Comunque
non molto chiusa in se stessa se, come da Empoli ricorda, Nesselrode ne fece la
politica estera per quarant’anni senza sapere il russo – nato a Lisbona, bisogna
aggiungere, da un nobile tedesco ambasciatore dello zar in Portogallo.
La
Russia naturalmente non è quella di due secoli fa – ammesso che de Custine ci
vedesse bene. Come potrebbe? Lo stesso Baranov-da Empoli se lo dice a un certo
punto: “L’imprevisto è sempre stato una delle grandi qualità della vita russa”.
E poi, tre pagine dopo: Stalin risulta sempre il più popolare ai sondaggi fra i
personaggi tv. E poi ancora, al riccastro Berezovskij, che si vuole inventore di Putin, non fa attribuire ai russi, indelebile, un senso di comunità, di patriottismo forte? È che la sociologia politica, quella sì, non ha prodotto sulla
Russia nulla di meglio del marchesino complessato de Custine. La letteratura
del lunghissimo dopoguerra, sul sistema sovietico e dopo, è illeggibile: qui
c’è il partito, qui c’è l’esercito, qui c’è il governo, tutto statico e niente
animato. Anche gli studi sul totalitarismo, dopo Arendt, sono asfittici. Si era in guerra, seppure “fredda”? No, lo stesso avviene con la Cina, che pure è
sempre stato e resta un Paese apertissimo. A condizione di voler uscire dalla
morsa bellicosa – dalle analisi securitarie (o forse solo da Montesquieu, tre secoli fa, dalla pigrizia).
Un
racconto vivace ma realistico. Putin non ne esce male, se non per i passaggi
obbligati. Specie per l’attacco americano costante - con l’Europa inesistente
al traino. Di cui il Baranov-da Empoli tratteggia nei §§ centrali, il 18 e il
19, le perfidie. Sotto forma di libertà d’informazione, con le connesse
“rivoluzioni” arancione (o vilola?). Orientate e pagate, qui si dice, dalla
Cia, dal Dipartimento di Stato, e da fondazioni Usa tipo la Open Society di
Soros.
E
da Empoli non tiene conto del Brzezinski di trent’anni fa, “La Grande
scacchiera”, in cui c’era tutta l’attualità, la guerra alla Russia tramite
l’Ucraina, e la pusillanimità della Ue. Di certo c’è che l’Europa non ha
realizzato – il Baranov-da Empoli non ne tiene conto - quello che il “polacco”
Brzezinski sapeva d’istinto, che l’Europa è alla merce degli odi tribali tra slavi, Russia, Polonia, Ucraina usw (oltre
che baltici).
Giuliano
da Empoli, Il mago del Cremlino, Mondadori, pp. 240, ril. € 19
lunedì 29 giugno 2026
Ombre - 828
“«Piano Mattei»,
mobilitati 1,2 miliardi. Raddoppiati i Pesei nel perimetro”. Con assicurazioni Sace
(all’export) per 4 miliardi di euro, un effetto leva (moltiplicatore) “con grosse
istituzioni come Banca Mondiale” etc., e partnership
con Paesi importanti, le monarchie del Golfo, il Giappone, la Corea del Sud. Di
questo si legge, uso bollettino, solo sul “Sole 24 Ore”. È tale il provincialismo
dei media,dell’opinione pubblica, che
non si sa nemmeno che l’Italia ha avviato una politica africana della Ue,
niente di meno – in attesa che se ne vari una “mediterranea” (in attesa da mezzo
secolo). Ed è proprio ignoranza (insensibilità), non sinistra-destra. .
È marginale, ma
caratteristico e caratterizzante, il trattamento americano della squadra di
calcio dell’Iran al Mondiale negli Stati Uniti. Una squadra, peraltro non di
trinariciuti, a cui ogni vessazione è stata imposta. Con l’entrata consentita
in territorio americano dal Messico solo per la partita. Dopo un volo magari di 3-4 mila km – non due giorni
prima, non un giorno prima, per una sgambata. Il mondo teme gli Stati Uniti, non
li ama – non si fanno amare.
“Il Csm «salva»
Emilinao”. Ha trovato un trucco per consentire al giudice ex presidente della Regione
Puglia di restare in politica, come consulente, invece di rientrare nei ranghi
come giudice, espulso dalla politica. Per fargli guadagnare di più, di questo
si tratta, 120 mila euro l’anno senza lavorare, e maturare un vitalizio
maggiore fra quattro-cinque anni, quando andrà in pensione. Che notizia è? Lo
squallore totale. Non c’è salvezza nell’apparato giudiziario: un trojajo.
Il Csm si scomoda
per favorire questo signore perché evidentemente lo fa per altri analoghi,
anche se meno pittoreschi dell’incredibile Emiliano.
“Ma gli Stati Uniti
sono ancora uniti?”, s’interroga retoricamente “il Venerdì di Repubblica” in
vista dei 250 anni della costituzione americana. Certo che lo sono: Trump non
può che essere americano. Il repubblicanesimo americano è sempre stato forzuto.
Dal giorno dopo la costituzione. Anche con Obama, il presidente americano forse
più irenico – in Libia e altrove, con le pri mavefe arabe e quelle arancione.
Bollani e Cenni
convocano una conferenza stampa per denunciare la soppressione del loro
spettacolino pre-serale su Rai 3, “Via dei Matti numero zero. Mentre la Rai,
sorpresa?, dice: “Ma come, se stiamo organizzando il loro passaggio in prime time? Col loro agente Ballandi”.
Senza scuse. Del genere: mi si nota di più se….?
La lite provocata
da Trump si estende a Rutte, che sarebbe la Nato. Meloni e Crosetto ce l’hanno
quasi più con Rutte che con Trump. Nell’ipotesi che Rutte, un diplomatico che è
stato anche primo ministro, non un debuttante, abbia parlato su spinta di
Trump, o per ingraziarselo. Ma l’intenzione, palese e indiscutibile, è di dire
che anche la Nato ha fatto la sua parte. E dunque? Perché Meloni&Crosetto sono nervosi?
Il redito
regionale a sostegno di chi perde il lavoro, fiore all’occhiello del governo
regionale toscano, molto propagandato, non trova domande. Solo 60, di cui solo
48 accoglibili, a fronte di una platea potenziale di 11 mila lavoratori, per le
chiusure cinesi e altre. Zero nel grossetano, 2 a testa nelle province di
Arezzo, Pisa, Livorno e Empoli, 4 a Lucca e Prato (dei terribili cinesi), un
po’ di più a Firenze, 17 - ma per il pulviscolo di avviamenti e chiusure
commerciali. C’è qualcosa che non quadra nella disoccupazione.
“Parlava con le piante”,
Isabella Pratesi ricorda del padre Fulco, grande ambientalista: “Scoprì davvero
la paternità con il nostro cane Robin”. È un complimento?
Finalmentegb si è
cvapitp chi èquesyl,,leadcer venito dal nula, mezoa vocato, mezo proessore, che
f
aboicotatavnogni mmento,
“Dieci morti nella
Striscia. Tra le vittime due bambine e un cameraman. Gli studenti sostengono la
maturità dalle tende”. Sembra drammatico – e lo è – ma ne dà conto, in breve,
“Il Sole 24 Ore”.
La pace è stato il
primo messaggio di Leone XIV subito dopo l’elezione. E continua a esserlo, con
continuità e con maggiore decisione: “Basta con le parole di odio, basta con
gli insulti, con il bullismo…. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di
pace”. Nessun altro parla di pace. Trump, che si voleva Nobel per la pace, ha
fatto almeno due guerre, contro l’Iran – senza effetto, se non le distruzioni.
Si vedeva Trump
chiacchierare in più momenti con Meloni a Évian al G 7, non in posa per il selfie che Meloni avrebbe implorato. L’attacco
di Trump a Meloni è a freddo, e sicuramente è “politico”, non temperamentale.
Trump attacca la leader italiana per
ammonire ogni altro in Europa, grande (Merz, Macron) e piccolo.
Una polemica al
giorno è ora evidente il modus comunicandi di Trump, che ogni mattina
si sveglia con un “messaggio” che catturi i media. Opera necessariamente di un’équipe,
con un programma ben delineato da uno o più coach
politico – una professione ben diffusa, anche in Italia, spesso di donne.
“Corriere della
sera” e “la Repubblica” fanno a gara, con le Grandi Firme, a disegnare scenari,
contorni e contenuti per il Pd, o il Fronte Largo, per vincere le elezioni. Continuando però a perdere copie, cioè consensi. Il fallito
fa la gara?
Morire per vivere - miracolo
Una storia
politica. Ci sono in ballo le presidenziali 2027, numero primo: buon segno,
cattivo (20 e 7 “due multipli evidenti”, 2027 no)? Il ministro delle Finanze di
cui il protagonista è collaboratore è bravissimo e integerrimo – per risparmiare
tempo e denaro delo Stato usa l’allloggio di servizio al ministero e si nutre
di pizzette.
Una
storia familiare – caso eccezionale, perfino commovente. Un ritrovamento fra
tre fratelli, due maschi e una femmina, col padre colpito da ictus, ma ancora
capace di dire sì e no sbattando oppure no le palpebre. Ma le morti incombono,
sepure come segni di vita.
Una
storia di sesso, riscoperto nella fase finale della vita del protagonista – più
stoie di sesso, per la verità, ma questa proprio spinta.
Una storia di malattie,
l’imprevisto irrimediabile (e non) nella vita di ognuno. Per un cancro, all’ultimo,
incurabile.
Houellebecq è al solito,
compiaciuto provocatore. “Marine” (LePen) è in agguato – da lepenista naturalmente
critico. Sempre anti-islamico. Contro GPA e PMA - il fratello giovane della ricomposta
famiglia è vittima di una moglie segapalle, una che è andata a comprarsi un figlio in America, da una banca del seme in un utero
in affitto, un ragazzone moro cresciuto isolato.
Si annuncia come un thriller: una serie di minacce online di un gruppo forse terroristico,
o forse ricattatore – o forse l’uno e l’altro, ipotesi houellebecqiana tipica -
che mette in moto i servizi segteti. Ai quali apparteneva il padre ora
ammutolito, e in questa sua funzione di spia (nel caso più intelligente)
riconosciuto e ammirato dai figli. Ma la cosa non funziona: parte
minacciosissima, con la ghigliottina sul capo dell’onesto ministro, e poi si
perde a metà volume.
Una lettura a volte
travolgente. Accattivante senza essere paracula (pubblicato lo stesso giorno
di tre anni fa in più lingue per
sfruttare l’effetto novità, ma il romanzone qualcosa vale). P.es. sulla
famiglia ritrovata. Sulla sorella che è tutti quanti. E per di più buona
cattolica. O sulla politica “buona”: onesta, fattiva. Se non che, qua e là,
l’artiglio “provocatorio” è irresistibile per Houellebecq. E per i suoi redattori
evidentemente: basterebbe poco per eliminare le devianze incongruenti, i ghigni
senza più, senza senso.
Oppure è il contrario?
I best-seller in Francia devono contenere “sesso esplicito”, pornografia.
Nel caso di Houellwbecq come provocazione, ghignante, sardonico. In quello di
Carrère chiaramente aggiunto, sovrapposto – imposto probabimente, una scena o
due. Ha cominciato Annie Ernaux, con i suoi amanti russi, con naturalezza, con
grazia, esplicita senza essere “spinta”. Ha avuto il suceceso che ha avuto e
gli altri Grandi Scrittori Francesi devono adeguarsi? Non si trova altra ragione
per tanta, evidente, incongruenza.
Michel
Houellebecq, Annientare, La Nave di
Teseo, pp. 752 €23
domenica 28 giugno 2026
Ma Londra non guarda alla Ue
L’ironia di J.K. Rowling sulla donna
laburista primo ministro che si chiama Andy Burnham e ha la barba era già stata
svuotata dalla candidata donna, Angela Rayner, che aveva tutti i titoli, povera
e senza studi, di sinistra e vicepremier, nonché ministro, ma ha dovuto tornare
a vita privata per non aver pagato “tutte le tasse” che avrebbe dovuto. Poi
c’era il candidato gay, forse più forte di Burnham, Wes Streeting, ma un po’ snob,
non simpatico agli iscritti.
Il premier donna peraltro c’è già stato
a Londra, più di una volta, ed erano tories,
conservatrici, da Margaret Thatcher a Liz Truss. Una cosa invece è certa, nella
transizione in corso al governo a Londra: l’opinione britannica è ora più europeista
che anti, ma Londra si terrà fuori dalla Ue – in Europa ma fuori dalla Ue. Si moltiplicano le statistiche e le considerazioni che la Brexit ha impoverito la Gran Bretagna, ma non se ne fa una questione polìtica. Comunque non di un ritorno a Bruxelles.
Letture - 616
letterautore
Cristiani – “I cristiani sono una minoranza perseguitata in Cina, Pakistan, India, Vietnam, Corea del Sud, Afghanistan, Arabia Saudita, Somalia, Maldive, Yemen, Uzbekistan, Laos…”. Merlo ne fa l’elenco nella sua rubrica su “la Repubblica”, lascandolo con i puntini di sospensione. C’è anche il Sudan naturalmente, dove la guerra è a morte, o il Bangladesh,che pure volentieri emigra in Italia, la terra dei preti. La Nigeria, il Mali, perfino il Senegal, et al. – mentre alle Maldive sono ben accetti paganti. Ma non sono una questione, nessuno ne parla. Nemmeno il giornale di Merlo. Nemmeno il papa. In tema di persecuzioni religiose c’è solo ancora l’Inquisizione.
Giallo – “Dopo la prima il romanzo poliziesco precipita nella banalità”, Ennio Flaiano,”Giallo carico”, 1940, ora in “Chiuso per noia”, p. 63. C’è stata, mirabile, l’invenzione di Poe, del detective Dupin, “il giovane malinconico e distratto” (dopo un anno sabbatico, in cui lo scrittore ha indagato, come da suo annuncio, “i misteri dei rebus e degli affari giudiziari”). Scopiazzata, male, con effettacci, qualche decennio dopo, da Conan Doyle con Sherlok Holmes, tutto fuffa e poca sostanza. Poi si scade, “ogni cronista ne sa scrivere uno; gli editori, all’atto del contratto, specificano bene il numero d morti che vogliono, il loro sesso, età, condizione” (nelle serie inglesi, Barnaby, Dagliesh, Morse, sono tre – si va per abitudini, schemi). Il genere è di “romanzacci d’appendice farciti di vittime, di ricatti, di sorprese ingenue”.
Letteratura –“Ha perso il suo valore istituzionale”, Walter Siti spiega a Nicola Mirenzi sul “Venerdì di Repubblica”: C’era una lingua, uno statuto dell’autore, jun canone. C’era un «campo» della letteratura. Oggi non c’è più nulla di tutto ciò. C’è la performance, a cui viene attribuito un valore superiore a quello del testo letterario”, le vendite, il sucsesso mediatico –“oggi conta più un’intervista che il libro che si scrive. Il canone è considerato un’anticaglia novecentesca”.
Mussolini – “Quello fluviale di Scurati”, ripreso in tv da Sky, “non tiene conto di Mussolini”, Walter Siti osserva nell’intervista con Mirenzi sul “Venerdì di Repubblica”: “Ha scritto migliaia di pagine su Mussolini senza mai dargli la parola, senza mai consentire al lettore e a se stesso di entrare nella sua testa. Per paura di non apparire sufficientemente antifascista”, conclude Siti. E fa il paragone con Tolstoj, che in “Guerra e pace”, pur non amando Napoleone, “lo ritrae stanco”, non potendone “più di carneficine”, e tuttavia “costretto a dare l’ordine di continuare ad attaccare”: “Ecco”, conclude Siti, “in quella paginetta di Tolstoj si entra nella testa di Napoleone più di quanto si faccia nelle migliaia di pagine di Scurati su Mussolini”.
Palazzo – “Il popolo non accede al palazzo che quando lo costruisce”, Jean Paul – il “palazzo” di Guicciardini, e poi di Pasolini, emblema del potere.
Promessi sposi – “«I promessi sposi» di Manzoni è ormai accertato non essere tanto un romanzo (nel senso scottiamo che anche il suo autore dava alla definizione) quanto un libro di fede, di storia, una moralità alta e convinta. Il semplice fatto che il Manzoni vi dedicasse tutta la vita e non sentisse il bisogno, una volta licenziato il libro alle stampe di scriverne un altro, dimostra che il «fatto», lo «spunto» non occuparono tanto la sua mente quanto la morale della storia in sé, il fiato umano e religioso dei suoi personaggi, eccetera” – Ennio Flaiano,”Romanzo e schermo”, recensione del film sul romanzo tratto da Camerini, nel 1941.
Proust - Non lo apprezzavano, non apprezzavano la “Recherche”, opera regina delle subordinate, Borges (“troppo prolisso” – non prolisso, troppo), Joyce (ne avrebbe letto una pagina, forse due) Céline (“minusculinisantes analyses”), Sartre (“propaganda borghese”), Ishiguro (“tedioso”, di “snobismo frances e”), D. H. Lawrence (“infantile”), Evelyn Waugh (“mentalmente difettoso”, “qualche disordine mentale”, “roba davvero scadente”), Mishima (che diceva si avere letto solo o il primo linbro).e i sovrani page turner Ken Follett (“non fa battere il cuore ai lettori”), Valérie Perrin (“una palla”), Candace Bushnell, “Sex and the City” (“insopportabile”).
Daria Galateria, scanzonata cultrice della materia
“Recherche” (ne ha curato un’edizione commentata…) si diverte a elencare amori
e dodi per la “Recherche” e Proust in appendice all’album-raccolta “L’amore di
Proust” di Di Paolo per il “Robinson”. Proustiani professi invece Virginia Woolf, (“che cos’altro si potrà
scrivere dopo?” – i suoi racconti?), Kerouac (“un genio”), e Philip K. Dick a
sorpresa , che il suo tempo da fantascienza, il tempo collassato, voleva
“assolutamete ispirato da Proust”, Murakami, Anne Carson, e altri naturalmente.
Di Céline Galateria registra un ripensamento tardivo, desunto dalla corrispondenza (e dal fatto che Proust entrava con la Pléiade tra gli autori del suo editore, Gallimard?).
Rap – È la poesia oggi, il giudizio è
sicuro di Walter Siti, sempre nell’intervista con Nicola Mirenzi sul “Venerdì
di Repubblica”: “Penso che facciano poesia più di quanto facciano molti
cosiddetti poeti. Il dato di appartenenza è la memorabilità.. Sono cantautori
che in modo inconsapevole, immediato, tornano alle basi ritmiche della poesia.
Spesso senza saperlo, riproducono schemi della tradizione. E in maniera incognita,
incoerente,involontaria stanno reinventando la poesia”.
Non
senza saperlo, si può testimoniare delle origini del rap, in Africa occidentale, nei primi anni 1980 – quando il rap era solo una forma di espressione, un
ritmo non ritmato, non dava il pane.
Una prima applicazione del rap in Italia si ebbe nel 1983, per il lancio in tv della testata “Reporter”, da parte dello studio Testa – Annamaria Testa, non Armando, che debuttava nella comunicazione.
Teatro – “È vita”, per
lo sfarfalleggiante Savinio in veste di drammaturgo (nella “giustificazione
dell’autore” che premette al suo dramma “Capitano Ulisse”, pp. 6-17): “Il
teatro è un progetto di vita, il modello in piccolo di un mondo pulito e senza
malattie”.
È
anche il modo di essere delle cose: “La Storia
dice la cosa com’, il Teatro come
dovrebbe essere. I drammi si Shakespeare sono altrettante soluzioni. Il
processo catartico comincia alla prima battuta”.
Ma
dev’essere “colorato”: “La forza solutrice del teatro è data soprattutto dai clori.
Quanto più vivi, orgogliosi, mordenti i colori, tanto più efficace, completa
l’operazione catartica… Il teatro incolore non risolve il dramma: lo ingorga
maggiormente. Il teatro grigio, il teatro della democrazia, questo teatro nato
dall’associazione di due non colori è
morto per occlusione intestinale”.
Il teatro-cadavere è dei Lumi: “La mansione di cadavere edificante il secolo dei lumi, chi sa perché?, pensò bene d assegnarla al teatro. Scuola di edificazione, tempio di mortificazione. In un mondo senza Dio, il teatro aveva da essere il duplicato fedele di quanto avviene di giorno in giorno nelle case pubbliche e in quelle private. Talvolta, e per eccesso di fantasia, si attingeva nelle anticamere dei dicasteri, negli uffici della questura, nell’animo delle cameriere e soprattutto – soprattutto! – nei letti degli scapoli”.
Venezia – “A Venezia non mi hanno mai dato nulla”, spiega a Elvira Serra sul
“Corriere della sera” l’attore Giancarlo Gianni, protagonista di molti film importanti,
quelli di Lina Wertmūller, e di Comencini, Monicelli, Visconti, etc. A Cannes
sì, e a Hollywood, a Venezia no. Alla Mostra ha vinto invece Ang Lee, il regista
cinese cui Giannini aveva commissionato il primo lavoro: “Mi scrisse la sceneggiatura,
ma nessuno la volle. Quando vinse il Leone a Venezia mi rigraziò in tv”.
Anche il “Corriere della sera” mette l’intervista a
Giannini, “di spalla”, nascosta, a pagina pari – dopo quella di “risguardo”
(riguardo) al figlio del parrucchiere (“hair Stylist”) Aldo Coppola.