Proteste e immigrazione, il pacifista Wilson come Trump
Il presidente americano della “diplomazia aperta” e
del pacifismo, professore di Scienze Politiche, promotore del “14 punti” e
della Società delle Nazioni, per un nuovo ordine mondiale basato su
trasparenza, autodeterminazione dei popoli e cooperazione internazionale,
deportava gli immigrati, come fa un secolo dopo Donald Trump. “Nel 1919, dopo
anni di sforzi per reprimere l’organizzazione sindacale e le agitazioni
socialiste dispiegando truppe federali nelle città americane o appoggiando la
formazione di gruppi di vigilanza nativisti, l’amministrazione Wilson ebbe l’idea
di radunare e deportare i militanti di sinistra. A partire da quel novembre, il
Procuratore Generale A. Mitchell Palmer – con l’assistenza di un ambizioso
funzionario ventiquattrenne del Dipartimento di Giustizia di nome J. Edgar
Hoover (direttore poi dell’Fbi per quarant’anni, dal 1924, n.d.r.) – organizzò
una serie di violente incursioni contro gruppi anarchici, comunisti, socialisti
e immigrati, radunando migliaia di persone, anche cittadini americani. Il 21
dicembre 1919 – 106 anni fa – un gruppo di 249 di questi dissidenti politici,
tra cui l’anarchica Emma Goldman e il suo amante Alexander Berkman, furono
stipati su una nave mercantile e inviati in Unione Sovietica”.
Una ricostruzione del 2011, che la rivista ripropone.
Come se, su certi terreni, il dissenso e l’immigrazione, l’America avesse
sempre usato la forza. Per la sindrome della cittadella assediata. Ma la ricostruzione
è anch’essa “americana”: l’espatrio forzato si risolse in una catastrofe ideale
per molti, confrontati dalla realtà sovietica - tra essi Emma Goldstein: questo
il succo della ricostruzione di Baker.
Russell Baker, Anarchists and Capitalists, “The
New York Review of Books”, 21 dicembre 2025, free online (leggibile anche in italiano,
Anarchici e capitalisti)
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