250 libri d’immagini
“Un’autobiografia
per immagini” è il sottotitolo, ma più esatto sarebbe stato “con” immagini: la
narrativa è orale, degli ultimi tempi del grande fotografo, raccolta dalla figlia
Susanna, fratta, occasionale, ma è sempre vivace: i ricordi sono eventi. Di Santa
Margherita Ligure, dove Berengo Gardin si dice nato “per caso” – perché la
madre Carmen, svizzera, vedova del gestore dell’Hotel Imperiale, ne aveva continuato
l’impegno. Quindi un’infanzia nell’“nell’ambiente mondano ed elegante dell’Imperiale”
– con una tata in divisa. Per poi passare dopo qualche anno, andando la gestione
dell’Imperiale non bene, a Roma, dove il padre, commesso viaggiatore, era stato
trasferito – al Celio, quartiere che ha mantenuto la sua aria féerique¸ in
via sant’Erasmo. Un’infanzia e un’adolescenza piene di un uno spirito
avventuroso, nella normalità, maalgardo la guerra, l’occupazione, la fame. E dopo
la guerra a Venezia, dove le sorelle del padre gestivano un negozio di bijouterie,
di perle e vetri di Murano – essendo il padre tornato “molto malato” dalla
prigionia, dalla guerra, che aveva voluto fare volontario, lui reduce di tutte
le guerre, compresa quella d’“Abissinia”.
Nulla
di eccezionale, insomma, e tuttavia un racconto attraente dell’infanzia, l’adolescenza,
la prima giovinezza. Poi è soprattutto un racconto di fotografo per appassionati
di fotografia: occasioni, incontri, tecniche, personaggi: Scianna, Cartier-Bresson,
Erwitt, Koch, Salgado, Koudelka, Bruno Barbey, Leonard Fredd - e Francesco
Cito, Romano Cagnoni, Gianni Giansanti. Sotto l’ala di Grazia Neri, l’agente di
molti.
“A
oggi (ai 90 anni, nel 2021) sono oltre 250 i volumi che ho pubblicato”.
Gianni
Berengo Gardin, In parole povere, Contrasto, pp. 207, ill. € 22
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