sabato 21 febbraio 2026
250 libri d’immagini
“Un’autobiografia per immagini” è il sottotitolo, ma più esatto sarebbe stato “con” immagini: la narrativa è orale, degli ultimi tempi del grande fotografo, raccolta dalla figlia Susanna, fratta, occasionale, ma è sempre vivace: i ricordi sono eventi. Di Santa Margherita Ligure, dove Berengo Gardin si dice nato “per caso” – perché la madre Carmen, svizzera, vedova del gestore dell’Hotel Imperiale, ne aveva continuato l’impegno. Quindi un’infanzia nell’“nell’ambiente mondano ed elegante dell’Imperiale” – con una tata in divisa. Per poi passare dopo qualche anno, andando la gestione dell’Imperiale non bene, a Roma, dove il padre, commesso viaggiatore, era stato trasferito – al Celio, quartiere che ha mantenuto la sua aria féerique¸ in via sant’Erasmo. Un’infanzia e un’adolescenza piene di un uno spirito avventuroso, nella normalità, maalgardo la guerra, l’occupazione, la fame. E dopo la guerra a Venezia, dove le sorelle del padre gestivano un negozio di bijouterie, di perle e vetri di Murano – essendo il padre tornato “molto malato” dalla prigionia, dalla guerra, che aveva voluto fare volontario, lui reduce di tutte le guerre, compresa quella d’“Abissinia”.
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