Il bolero di Ravel, dalla fabbrica al letto
Ravel è incaricato da Ida Rubinstein
di un nuovo balletto, un’idea musicale per un nuovo balletto. Prosegue la sua attività di concertista, anche in America. Rivede la sua gioventù,
quando veniva inesorabilmente bocciato,
cinque volte, al Prix de Rome – una borsa di studio ricca, con
possibilità di fruirne a Roma senza spese, all’Accademia di Francia a Trinità dei
Monti: ne avevano beneficiato i grandi della musica francese, Berlioz, Gounod,
Bizet, Massenet, recentemente Debussy. Rivede
la madre, che sempre ha creduto in lui – lei e qualche amico. Soprattutto si
vede con Misia Sert, che ha sempre la chiave per rianimarlo - forse l’amore che
non ha voluto (frequenta i bordelli).
Finché non scopre, sempre attento ai rumori, anche insignificanti, di guanti
che scivolano, quelli ritmici
della fabbrica. E ci costruisce sopra l’accordo base, che poi elabora per un
minuto, e ripetendolo diciassette
volte ha il balletto commissionato. Qualche screzio con la Rubinstein, che ne
fa un balletto erotico – “che
volevi, la fabbrica in palcoscenico?”. E presto, poi, la fine. Una trama lineare, anche breve,
per un racconto d’epoca e di atmosfere. Dell’amicizia soprattutto, di un approccio semplice alla vita,
benché di artista – ha solo problemi di ate, di mestiere.
Anne Fontaine, Boléro, Sky Cinema, Now
Nessun commento:
Posta un commento