Giuseppe Leuzzi
Stare male ma meglio – o
se i poveri sono ricchi
La regione con il reddito
medio complessivo più elevato è la Lombardia, 30.200 euro. La regione con il reddito medio più basso è la Calabria, 19.020 euro. La ricchezza è ineguale, e
la Lombardia è ricca, la Calabria, al
confronto, povera. Che è vero in assoluto - la Lombardia è attiva, la Calabria no, etc . Ma non, p.es., se confrontato con il
costo della vita. Che in Calabria è non un terzo, ma infinitamente, inferiore a
quello della Lombardia. Il costo della vita del ceto medio, professionale-impiegatizio-commerciale.
Il reddito medio in
Calabria, per quanto basso, consente un’abitazione grande, automobili numerose
e grandi, consumi alimentari come quelli di Milano, e il risparmio – tanto da mantenere
i figli a costosi studi universitari (mille euro al mese?) fuori sede. Mentre a
Milano, città ricca, il ceto medio arranca, dall’abitazione ai consumi – pur risparmiando
sugli studi (e sulla sanità). E questo tanto più, o tanto peggio, perché Milano
è una città “ricca”, molto. Ha il primato mondiale di numero di superricchi, 115 mila milionari, 1 milionario ogni
12 milanesi. Milanesi per convenienze fiscali, non “milanesi” in realtà, ma con
impatto forte sulla città. Centoquindicimila persone che devono avere a Milano
una o più residenze milionarie, e inevitabilmente spendono in proporzione. Cento-duecentomila
case milionarie rendono l’aria irrespirabile ai molti, per gli affitti ma anche
per gli acquisti, per ogni tipo di acquisto.
La difficoltà di fare
quadrare i conti spiega – anch’essa – l’intraprendenza, e la costanza, l’impegno.
Ma come altro spiegare in Calabria, che pure si gloria, si gloriava, di avere
la “testa dura”, la singolare inerzia, la scarsa applicazione, la scarsa
ambizione, e anzi inattività?
Quando la Grecia era al Sud
Si è usi pensare la Magna Grecia,
dacché la nozione è stata coniata dai primi coloni, che dovevano gloriarsi della
loro impresa, come un’estensione della Grecia classica, una periferia, una civiltà
d’emigrazione, quindi di seconda mano, e dipendente, per miti, genealogie, filosofie,
di vita e di pensiero, fortune. Tutte le connotazioni dell’emigrazione. Mentre
il rapporto era distaccato con la madrepatria, e più spesso che non autonomo. Fino
anche a qualche guerra, con Siracusa e altre “colonie”.
Più forte era la differenza
per la cultura, il blasone nobile della Greca. La filosofia, di Pitagora e
degli Eleati. La scuola medica di Alcmeone - a cui fece capo Ippocrate, personaggio
poi antonomastico per maestro di medicina.
Pitagora, che lasciò presto la
natia Samo in Grecia per stabilirsi a Crotone, vi fece tema di dibattito la
capacità femminile di discutere e praticare la politica, e quindi di governare
– cosa inaudita nella Grecia continentale (di parità per le donne si comincerà
a parlare in Atene un secolo e mezzo dopo, con Epicuro). Molto della civiltà
greca detta “jonia” è di fatto elaborazione o sviluppo magnogreco.
Il delitto d’onore
era greco, per legge
La stessa legge che mise fine,
finalmente, alla libertà di assassinio, anzi all’assassinio come dovere
sociale, se compiuto per vendicare un torto (la faida), emanata in Atene da Dracone,
o Draconte, il politico e giurisperito primo legislatore greco, nel 650 a.C., ammetteva,
in via eccezionale ma come un diritto, “omicidio legittimo”, alcuni casi
specifici. Tra questi – seguiamo Eva Cantarella, “Gli inganni di Pandora”, p.
68 - “incluse il caso di chi avesse sorpreso nella propria casa un uomo
(chiamato moichos) mentre intratteneva un rapporto sessuale con sua
moglie, sua madre, sua sorella, sua figlia o la sua concubina libera: in altre
parole, con tutte le donne del gruppo familiare. Un’impunità, quella concessa a
chi uccideva in queste circostanze, che configura il primo caso di «omicidio per
causa d’onore» della storia occidentale”. Durato a lungo “nelle codificazioni
moderne” - abolito in Italia solo nel 1981- dopo essere passato inalterato “attraverso
il diritto romano e il diritto intermedio”.
Dracone però non inventava, se
il delitto d’onore era previsto dal Codice di Hammurabi, mille anni prima di
lui.
L’aggiustizia ha stravinto al Sud
Si sarebbe pensato in sede di previsione
che il referendum sulla riforma della giustizia avrebbe accumulato i SI soprattutto
al Sud, dove chiunque, in vario modo e misura, ne ha sofferto sperimenta ogni giorno,
per ogni evenienza, l’inconsistenza o insensatezza dell’apparato repressivo giudiziario
– quando non si tratta di corruzione, per il partito, la loggia, o semplicemente
il conto in banca (succede anche questo, toccato con mano). E invece no: un’analisi
dei flussi elettorali col Metodo Goodman sul voto al referendum confrontato col
voto politico del 2022, porta a stimare che a Palermo il 20 per cento dei voti
di Fratelli d’Italia, uno su cinque del 2022, e il 30 per cento di quelli di Forza
Italia, uno su tre, hanno votato NO. Comprensibile forse per FdI, che ha una
componente giustizialista, ma per Forza
Italia, che si attribuisce la paternità trentennale della riforma?
Nel complesso, c’è al Sud un flusso
in uscita dal centrodestra al NO. Più accentuato nelle isole. Dove complessivamente
ha riguardato poco meno di un quarto dell’elettorato della coalizione nel 2022 -
un NO che ha pesato di più per la quota accresciuta di astensione.
Nel complesso il voto al referendum ha rispecchiato il
voto delle politiche – il centro-destra ha vinto con meno voti complessivi
delle opposizioni, che erano divise. Con un’altra singolare eccezione, oltre
quella del Sud, nel “quadrilatero”, un tempo roccaforte della sinistra, Emilia-Romagna,
Toscana, Umbria, Marche: qui il SI ha avuto un numero dì suffragi superiore, di
un 5 per cento, a quelli del centro-destra alle politiche. Nelle altre macroregioni
gli esiti sono più o meno analoghi.
Cronache della
differenza: Milano
“Reiterati insulti dei dirigenti dell’Inter” contro il
presidente del Como, l’indonesiano Suwaraso, in un match che poi l’Inter
ha vinto. Ma ne abbiamo saputo non dalle cronache, da un post che due giorni dopo
il signor Suwaraso ha indirizzato ai tifosi del Como, per giustificare la mancata
reazione agli insulti: “Sono nostri ospiti e meritano rispetto”.Nel complesso, c’è al Sud un flusso in uscita dal centrodestra al NO. Più accentuato nelle isole. Dove complessivamente ha riguardato poco meno di un quarto dell’elettorato della coalizione nel 2022 - un NO che ha pesato di più per la quota accresciuta di astensione.
Nel complesso il voto al referendum ha rispecchiato il voto delle politiche – il centro-destra ha vinto con meno voti complessivi delle opposizioni, che erano divise. Con un’altra singolare eccezione, oltre quella del Sud, nel “quadrilatero”, un tempo roccaforte della sinistra, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche: qui il SI ha avuto un numero dì suffragi superiore, di un 5 per cento, a quelli del centro-destra alle politiche. Nelle altre macroregioni gli esiti sono più o meno analoghi.
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