Frontiera mobile a Est
Poniamo che in Germania vinca Afd, Alternative für Deutschland, e in
Polonia (ri)vinca il partito PiS (Diritto e Giustizia) dell’attuale capo dello
Stato Karol Nawrocki, l’avvenire sarebbe fosco.
Tornerebbe in ballo l’ex parte orientale della Polonia, la Galizia, compresa
Leopoli, “capitale” storica e religiosa della nazione, che Mosca s’incamerò nel
1939, sulla base degli accordi Hitler-Stalin, passandola all’Ucraina. E in tal
caso la Germania non rivorrebbe indietro le sue regioni storiche della Prussia e della Slesia,
assegnate nel 1945 alla Polonia a compensazione della Galizia?
Non c’è solo Ucraina vs. Russia, il panorama è inquieto nell’Europa
dell’Est.
Non si chiude la guerra tra Russia e Ucraina perché la Russia pretende l’annessione
di una parte dell’Ucraina. Per “ragioni storiche”. Ma all’Est Europa le frontiere
sono sempre state mobili. Specialmente dopo la prima Guerra Mondiale.
L’Ucraina, che ora si vuole vittima di Mosca nell’Unione Sovietica, sfruttata
quando produceva grano e ridotta alla fame nella siccità, a fine 1939 s’incorporava
un’ampia parte della Polonia, la Galizia. E la Bucovina rumena. Sempre in virtù
degli accordi Hitler-Stalin. La Crimea otterrà
a febbraio del 1954 da Mosca. Per celebrare i 300 anni del trattato di Perejaslav, col quale i cosacchi
dell’atmanato ucraino diventavano vassalli del regno russo. Una retrocessione
operata da Nikita Kruscev, segretario generale del Pcus, il partito che governava
l’Urss, ucraino (nato in territorio russo al confine con l’Ucraina ma vissuto
da ucraino in Ucraina e censito come tale – la popolazione della penisola al momento
della cessione era per quattro quinti russa.
In virtù degli accordi Hitler-Stalin la Russia si prendeva
la Bessarabia (le attuali Moldavia e Transnistria).
Una parte della Bessarabia. Un’altra parte incorporava nell’Urss come Ucraina,
alla quale è rimasta dopo la dissoluzione dell’Urss. La Bessarabia la Russia
aveva ricevuto in dominio dal 1812. Ma tra le due guerre era diventata rumena.
Dopo la guerra la Polonia è stata “spostata” verso Occidente, di 300 km,
con l’annessione delle regioni tedesche storiche della Prussia e della Slesia –
e la deportazione di 8-9 milioni di tedeschi verso la nascente Repubblica
Federale di Bonn. In compensazione per la Galizia, che Mosca si era annessa a
fine 1939, per interposta Ucraina – ala, quale è rimasta in dominio.
I nazionalismi hanno ora la sordina, dopo la guerra russo-ucraina. Ma in
Polonia il partito dell’attuale presidente della Repubblica, che nella passata
legislatura esprimeva anche il governo, ha in agenda il recupero della Galizia ucraina.
E lo stesso una forte corrente “storica” in Romania, che che guarda alla
Bucovina ora Ucraina - oltre che alla Moldavia.
In Bielorussia, ora fedele alleata di Mosca, l’arrivo dei russi nel 1939
fu celebrato: finalmente una vittoria contro l’“occupazione” polacca. L’anno
dopo, però, 30 mila bielorussi erano deportati da Stalin. E quando nel 1941
arrivarono i tedeschi invasori, in Bielorussia non trovarono nessuna resistenza.
Se non che, l’anno dopo, i bielorussi prendevano le armi anche contro i
tedeschi, dopo le deportazioni di massa. Sconfitta la Germania, i bielorussi provarono
a opporsi al controllo russo, ma già da anni erano occupati dall’Armata Rossa di
liberazione.
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