L’America è un altro mondo
Un documento d’archivio
interessante per più aspetti: la ricostituzione di un’intervista lunga poco
meno di un’ora di Hannah Arendt su Tf 1, la Rai 1 francese, con Roger Errera, il
4 luglio 1974, montaggio di più di otto ore di conversazione registrate nell’ottobre
1973. Specialmente interessante sul totalitarismo, la Costituzione americana e
il Watergate, Israele e il rapporto degli ebrei con Israele. L’interlocutore,
Errera, era un civil servant francese di grado elevato, ex allievo
dell’Ena, l‘alta scuola di amministrazione, consigliere di Stato subito dopo la
laurea, quarantenne all’epoca – di famiglia ebraica, che sotto l’occupazione
tedesca si era salvata nelle Alpes Maritimes, sotto la protezione italiana.
Qualche anno più
tardi, nel numero del 26 ottobre 1978, la “New York Review of Books” pubblicò la
trascrizione dell’intervista con l’interpolazione di alcuni tagli recuperati dai
materiali preparatori – è il testo qui riproposto.
Sull’America, da
europea emigrata a 32 anni: “La mia impressione predominante è che l’America
non sia uno stato-nazione. Gli europei hanno grandi difficoltà a comprendere
questo semplice fatto, che in teoria dovrebbero conoscere. Questo paese non è
unito né dalla eredità, né dalla memoria, né dal suolo, né dalla lingua, né da
un’origine comune. Non ci sono veri americani qui, eccetto i nativi americani.
Tutti gli altri sono cittadini, e questi cittadini sono uniti da una sola cosa,
ed è una cosa importantissima: si diventa cittadini degli Stati Uniti
semplicemente accettando la Costituzione.
“Dal punto di
vista francese o tedesco, la Costituzione è semplicemente un pezzo di carta.
Può essere emendata. Ma qui, è un documento sacro. È il costante promemoria di
un atto unico e sacro: l’atto fondativo degli Stati Uniti. La sua fondazione
consistette nell’unire in un'unica entità minoranze etniche e regioni
completamente diverse, senza tuttavia appiattire o cancellare tali differenze.
“Tutto ciò è molto
difficile da comprendere per uno straniero. Possiamo quindi affermare che in
questo sistema politico è la legge a regnare, non gli uomini”.
Sul Watergate e la
recente crisi tra la presidenza americana e il Congresso. Il problema nasce dalla
Costituzione, che lo ha lasciato aperto, se non lo ha aperto: “I Padri
Fondatori non credevano che la tirannia potesse scaturire dal potere esecutivo,
perché lo consideravano nient’altro che la semplice esecuzione, in varie forme,
di quanto deciso dal potere legislativo; mi fermo qui. Oggi sappiamo che il
pericolo maggiore di tirannia proviene proprio dal potere esecutivo.
“Ma se prendiamo
alla lettera lo spirito della Costituzione, cosa pensavano i Padri Fondatori?
Credevano di essersi prima liberati dal dominio della maggioranza, ed è per
questo che sarebbe un grave errore pensare che ciò che abbiamo sia una
democrazia. Un errore che molti americani condividono. Quello che abbiamo qui è
un sistema repubblicano. I Padri Fondatori erano principalmente preoccupati di
preservare i diritti delle minoranze perché credevano che in un organo politico
sano debba esserci una pluralità di opinioni”.
Sull’opinione pubblica:
se non c’è, non c’è democrazia, libertà – si è liberi se si è informati: “Quando
non avremo più una stampa libera, tutto può succedere. Ciò che permette a
una dittatura totalitaria, o a qualsiasi altra dittatura, di regnare è la
mancanza di informazione; come si può avere un'’opinione se non si è
informati? Quando tutti ti mentono costantemente, il risultato non è che
tu creda a quelle bugie, ma che nessuno creda più a niente”.
Le considerazioni
finali sono su Israele e la diaspora ebraica. Da un punto divista sionista,
quale Arendt era stata e si professava – benché non convinta da un viaggio in
Israele prima della guerra. Israele è nato come “rifugio per ebrei polacchi”, e
ne risente nell’atteggiamento vero i palestinesi: “L’atteggiamento verso gli arabi
dipende in gran arte da un’identificazione che gli ebrei provenienti dall’Europa
centrale hanno sempre avuto istintivamente, senza riflettere”. Ma Israele “deve
essere necessariamente uno Stato-Nazione”, come c’è la Germania, c’è la Francia.
La diaspora è come l’emigrazione da questi paesi. Senza religione: “Si dice «religione»,
ovviamente pensando al cristianesimo, che è un credo, una credenza, una fede.
Non è assolutamente così per l’ebraismo. È una religione nazionale in cui
religione e nazione coincidono”. Si è ebrei per nascita - e quindi per razza?: “Secondo
la legge ebraica, si nasce ebrei e si rimane sempre ebrei. Finché una persona
nasce da madre ebrea, il test di paternità è proibito; è ebrea per natura”.
Roger Errera, Entretien
avec Hannah Arendt (1973), “Les-Crises”, free online (leggibile anche in
italiano, Intervista con Hannah Arendt)
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