Quello che non hanno fatto i dazi di Trump lo ha fatto, di colpo, la guerra
di Trump: l’Europa ha preso la scossa. Dimenticata dagli Stati Uniti, si è scoperta
interamente esposta alle tempeste sul suo lato destro, nell’area amica del Golfo
dopo che sul fronte russo. E ha reagito.
Apparentemente è l’Europa di sempre, languente. Perché era l’Europa
franco-tedesca, e quel mondo è all’ora di un nazionalismo becero e reazionario.
Ma sugli interessi no, ha cominciato a capire di essere rimasta un punching-ball
tra le potenze, commerciali e militari, il vaso di coccio tra i vasi di ferro.
Reagisce scompostamente, sia sulla difesa che sui commerci – ognuno per sé.
Ma sa di doversi difendere, ed è un passo importante – non ci aveva mai pensato.
A Hormuz come nel mar Rosso e in Ucraina. Con la Cina come con gli Usa e con l’America
Latina.
Niente più volenterosi, come nelle precedenti guerre del Golfo. E nemmeno più logistica - non da Sigonella. Diplomazie praticamente incomunicabili. Piani militari e di armamento autonomi, terrestri, aerei e anche missilistici. Anche lo scambio di informazioni sarebbe interrotto.
(continua)
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