domenica 26 luglio 2026

Autoritratto - si dice Fanny, s'intende Ingeborg

Come una bella donna viene manipolata, fino all’autodistruzione. Dapprima da un signor Goldmann, che si presenta come teatrante, e ne fa una attrice da leggenda, ma è un ebreo unicamente interessato agli affari. Poi, fino all’alcol e alla demenza, da un giovane provinciale austriaco di nessuna qualità che la appassiona alla follia per otto lunghi anni, mentre ha altri amori, e si sposa anche, tentandole tutte a Vienna, fino a improvvisarsi romanziere – di un romanzo “scritto” da Fanny. La storia di un assassinio. Seppure nella forma dello sfruttamento e dell’abbandono. 
Un romanzo rimasto allo stato di frammento – neanche di progetto. Segue, mentre Fanny muore, una gara fra l’Austria, colta, garbata, signorile, e la goffa, primitiva Germania, nella forma di due scrittori, quello di Fanny e uno di Germania che vive di tecnologia - e di “tutto cattivo”: aria, cibi, eloquio, amori, donne.
Titolo faulkneriano per un racconto molto austriaco - a tratti con sintassi alla Bernhard, alla Dürrenmatt. Con dentro la Colpa, il dissidio Austria-Germania, il maschio avvoltoio. E un sospetto di autobiografia: la relazione di Bachmann con Paul Celan (conclusione: 
Non venire a Parigi per memi fai sentire una miserabile - per poi dirne, dopo il suicidio: Era la mia vita, lho amato più della mia vita), il poeta ebreo, e prima/poi con lo scrittore Max Frisch, finita con vaste recriminazioni (il cattivo Gantenbein di Frisch, 1964, veniva dopo cinque anni di turbolenta convivenza). Nel quadro della Colpa che in Bachmann è ricorrente, perché familiare – mentre la bellezza di Fanny è quella di Ingeborg, “delle spalle”.

Un racconto “scritto”, ma in forma di bozza: avrebbe dovuto lievitare nel secondo volume del ciclo di tre romanzi che Bachmann aveva ideato dopo l’esordio nella narrativa con i racconti de “Il trentesimo anno”, 1961. Un ciclo cui aveva dato un nome, “Cause di morte”, e una scansione: “Malina”, poi pubblicato nel 1971, questo “Requiem", rimasto frammentario, e “Il caso Franza” recentemente recuperato, anch’esso non concluso ma articolato – voluminoso. Di una donna bella e generosa ma figlia della Colpa – di uno dei tanti austriaci hitleriani, che qui per questo, quando della violenza tedesca ha la prova, con l’ Anschluss, l’annessione brutale dell’Austria alla Germania, si  suicida.
Originale l’impianto, sebbene solo abbozzato, fuori dagli schemi, da quello che poi si sarebbe detto il politicamente corretto. Molto pesa, alla partenza, la Colpa, sebbene in sordina. Ma anche l’anti-Colpa, le pieghe del semitismo – non polemica, ma vigile, per il cinismo del signor Goldmann, affarista-gentiluomo, che si approfitta delle grazie di Fanny. Senza diventare un racconto femminista - Bachmnn, di formazione filosofa, diffidava dell’“impegno”: altre donne sono carrieriste, qual è l’uso.
In questa forma il racconto è stato messo a punto dalle curatrici dell’opera omnia di Bachmann (al vol. III dei quattro volumi dell’editore monacense Piper, 1978), Christine Koschel e Inge von Weidenbaum.
Ingeborg Bachmann, Requiem per Fanny Goldmann, Adelphi, pp. 73 € 7
 

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