Come rapire un generale, tedesco, a Creta
Il
racconto del rapimento a Creta di un generale tedesco nel 1944, un atto dimostrativo
dei servizi britannici, il SOE. Portato a segno da un commando agli ordini dello
stesso scrittore, allora ventottenne, militarizzato col grado di maggiore, composto
da un paio di giovani agenti inglesi e da due cretesi (in realtà poi molti) della
Resistenza. Avviato dal SOE il 4 febbario, per vendicare Skorzeny. Ma “non alla
Skorzeny” dice Leigh Fermor subito, la “liberazione” di Mussolini quattro
giorni dopo l’armistizio di Cassibile, con dispiegamento di paracadutisti,
alianti e truppe di terra, attorno e sopra il Gran Sasso. Una rapimento alla
Anonima Sequestri si sarebbe detto poi. Non
difficile in sé, tanto più che il geneale alloggiava a villa Aryadne,
un’abitazione in campagna, fuori Heraklion, isolata e poco sorvegliata, che Sir Arthur Evans, l’archeologo
inventore della “ricostruzione” di Cnosso, si era fatto fare per sorvegliare da
vicino i lavori.
Il
racconto è soprattutto delle peripezie successive, per portare il generale fino
al Sud di Creta, a una caletta dove un motoscafo britannico , una notte non di
luna, lo avrebbe prelevato per portarlo in salvo - in prigione - a Brindisi (per
molte operazioni britanniche Brindisi diventò dopo l’armistizio il punto
d’appoggio alleato sul continente). Ventidue posti di blocco attorno a
Heraklion superati di volata – una scommessa: come se l’automobile del generale
portasse il generale, notoriamente disturbato dai controlli. E poi, abbandonata
l’auto quando l’allarme si fu generalizzato, un percorso rocambesco, per il monte
Ida, culla di Zeus, e altre montagne, e gole, e anfratti, fino alla caletta di
Rodakino. Il 14 maggio, dopo venti giorni. Vissuti vantaggiosamente grazie alla
guida e ala compiacenza di tanti cretesi, della Resistenza e non.
Il
generale kidnapped, rapito, si
chiamava Heinrich Kreipe, eroe di guerra tedesco sia sul fronte occidentale che
su quello russo, plurimedagliato, inviato a Creta, al comando di una
divisione di paracadutisti della
fanteria. Obiettivo dell’operazione era il predecessore di Kreipe, il generale
dei paracadutisti Müller, notorio criminale di guerra per i tanti eccessi
riconosciuti, ma l’avvicendamento tedesco, due mesi dopo lo sbarco di Leigh
Fermor, non cambiò i piani britannici.
Della
vicenda un altro racconto inglese è disponibile, pubblicato qualche settimana
prima di questo di Leigh Fermor, 2014, e
subito tradotto da Adelphi: W. Stanley Moss, “Brutti incontri al chiaro di luna”.
Un racconto pubblicato, benché molto tardivamente, dallo stesso autore - Moss
morirà quasi centenario, nel 2024. E presentato come diario di guerra. Come potrebbe
essere stato: ai primi del 1945, appena il commando cretese fu rientrato a Londra, Leigh Fermor si adoperava
presso vari editori per far pubblicare il diario del ragazzo Moss - finché il
SOE non lo decretò roba riservata, a guerra ancora in corso.
Moss,
secondo di Leigh Fermor nell’operazione, “capitano”, 22 anni, un ragazzone di
famiglia ebraica, vocazione poetica e modi spicci. Leigh Fermor, 28 anni,
“maggiore”, conoscitore dei luoghi, dei modi, dei costumi, della lingua, anche
nelle forme dialettali cretesi, e della orografia dell’isola - già narratore
squisito di viaggi. Il racconto di Moss è uscito con una postfazione postuma di
Leigh Fermor, “Paddy”, deceduto tre anni prima. Questo di Leigh Fermor è stato publicato
postumo, tardivamente - sulla scia del successo di Moss?
Ci
può essere una ragione nella renitenza di Leigh Fermor a vantare l’operazione
Creta. E una ragione per farne il suo resoconto. Il suo racconto è qui doppiato – stesso numero di pagine, perfino – dal rapporto ufficiale SOE. Che praticamente
non dà spazio alla Resistenza greca, dei cretesi. Forse nell’ottica dell’epoca,
la Resistenza greca, soprattutto quella continentale, essendo di suo molto
forte, e molto filosovietica, comunista. Il SOE si limita per questo a
magnificare l’operazione del suo commando.
Mentre Leigh Fermor scrive per dare il maggior merito ai suoi compagni, amici
fraterni, cretesi. E lo fa, con dovizia di particolari. Anche personali –
l’aneddotica è infinita sui tipi, le amicizie, le guasconate come la
riservatezza, o i “comparaggi” con le famiglie, padrino di battesimo “Paddy”
molto richiesto di bambini e bambine – il modo privilegiato di consacrare un
legame.
Poi c’è
anche, in apertura del volume, una saggio dello storico di Oxford Roderick Bailey,
che mette l’avventura in prospettiva, nella guerra del 1944. Per fare risaltare
l’evidenza: una “bravata” del SOE, di nessuna utilità militare (si lasciò
intendere che Kreipe fosse diventato una fonte d’informazione, ma non è vero), che
è costata ai cretesi molte sofferenze e morti, per le scontate rappresaglie. In
un certo senso questo dice anche Leigh, fermo ripetendo a ogni pagina quanto
deve ai comapgni cretesi.
L’addestrameto
del commando, Leigh Fermor, Moss, e
due membri della Resistenza cretese, Georgios Tyrakis e Emmanouel Paterakis,
era stato fatto in un campo SOE nell’allora Palestina, a Ramat Davi, a 20 km a
sud di Haifa. I Quattro furono poi paracadutati la notte del l4 febbraio 1945
sull’altopiano Katharo, a Creta, da un bombardiere inglese partito da Brindisi.
Ma solo Leigh Fermor poté paracadutarsi, un improvviso annuvolamento costrinse
il bombardiere a virare e gli altri tre membri del commando furono sbarcati al Cairo. Altri dubbi sull’operazione insorsero
il 30 marzo, per la sostituzione di Müller: il SOE voleva interrompere l’operazione,
ma quesata volta fu Leigh a prederne la difesa, come necessaria a risollevare il
morale della Resistenza cretese. E anche questo spiega forse perché poi ne ha
scritto il racconto, ma non lo ha pubblicato.
Patrick
Leigh Fermor, Abducting a General,
John Murray, pp. XXIX + 206, ill. € 15
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