Due ricordi di Ingeborg Bachmann, affettuosi. E una più lunga evocazione dei suoi ultimi giorni, da grande ustionata, sofferente. Tanto più al confronto delle memorie di spigliatezza arguzia, avvenenza, due vacanze passare insieme. A Vienna e a Klagenfurt. E, con più avventure, un mese al Poveromo-Ronchi. Dove viene, tra gli altri, a trovarle Italo Calvino, che non parla - dopo una quindicina di minuti mormora qualcosa come ehm (è venuto per invitarle a cena, nella pensione che lo ospita, dove se non altro parla Chichita). Più ingombrante l'editore Fischer, al cui invito non possono sottrarsi (ha creato al Forte una biblioteca con tutti i tascabili da lui editi): Jaeggy solo ne dice che si chiamava Bermann e ha preso il nome della moglie, Tutti Fischer - "la moglie si chiamava Tutti perché pare che conoscesse tutti. Ai tempi di Hemingway e Thomas Mann".
Una memoria di tristezza - il racconto è soprattutto della lunga agonia, i momenti lieti sono stati transeunti. Ma organizzata per una immagine di vita, vivacità, attrattiva.
Fleur Jaeggy, Gli ultimi giorni di Ingeborg, Adelphi, pp. 44 € 6
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