Klagenfurt, il corpo nascosto di I. Bachmann
Una biografia
indiretta di Ingeborg Bachmann, attraverso un reportage minuzioso della
sua città dì origine, Klagenfurt, in Carinzia, in Austria, come era nella sua
infanzia e com’è alla sua morte - una città che la scrittrice detestava, Johnson
scopre rileggendo le sue lettere (“solo uno straniero” può “sopportare un luogo
come Klagenfurt più a lungo di un’ora”). Il luogo che l’ha vista nascere e crescere,
Johnson non può che constatare, e dove poi è stata sepolta – non a Roma, dove
abitava ed è morta. Il racconto di una visita di quattro giorni, dopo la morte
di Ingeborg Bachmann. Johnson, che ne era amico e corrispondente, lo presenta
in forma di necrologio, dopo quello breve tenuto all’Accademia delle Arti dell’allora
Berlino Ovest il 4 novembre 1973 (Ingeborg era morta il 17 ottobre).
Un racconto in forma
di tracce esposte, tutte quelle che ha rilevato nei quattro giorni di visita - “sulle
tracce di Ingeborg Bachmann” è il sottotito. Il vagabondaggio per Klagenfurt è
un modo di far rivivere sulla pagina l’infanzia e l’adolescenza di Ingeborg: la
solitudine, anche in famiglia, il terrore e l’odio per i tedeschi che invadevano
e si appropriavano l’Austria, il ribrezzo per gli entusiasmi che li
accoglievano, in città e in famiglia e in Paese. Un’esperienza che l’ha
traumatizzata nell’età dello sviluppo (Bachmann era del 1926), che Johsonm
riesce a ricostruire senza scomdare la storia, come se la vedesse per la città,
sulla scorta del detto (comprese le lettere dell’amica) e del non detto ma notorio.
Tale da spingerla a cercare rifugio altrove, a Roma da ultimo, ma nella forma
dell’esilio – “la cosa peggiore è che io stessa sia colpovole di questa idea
fissa, di voler andare a Roma”, scrive all’amico).
Con una nota di
Luigi Reitani, che ha voluto e curato l’edizione italiana di questo reportage-celebrazione
del 1974 di Uwe Johnson. Di cui mette in
guardia dal gusto per l’innovazione costante, sintattica soprattutto, e anche
linguistica. Ma, spiega, qui per una diversa e coinvolgente “elaborazione del lutto”, quale la lunga
passeggiata vuole essere. E con la recensione che a suo tempo ne scrisse Heinrich Böll, il Nobel tedecso, anch’egli ammirato
da questa particolarissima affettuosa biografia, nella forma del ricordo dei
luoghi, i tempi, gli ambienti che di Bachmnn sono come il corpo nascosto, “la
massa di continuo incandescente”.
Uwe Johnson, Un
viaggio a Klagenfurt, L’Orma, pp. 141 € 18
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