venerdì 24 luglio 2026

Letture - 618

letterautore

Augusteo - "Quello scempio architettonici che viene chiamato pizza Augusto Imperatore", ha un momento d'ira Flaiano critico cinematografico ricordando nel 1967 il primo incontro con Totò, di cui un'acuta anamnesi ("si, lo so, ma sa...", ora nella raccolta "Chiuso per noia"), " con il vecchio Augusteo ridotto come un osso e servito tra i cipressi romanisti in un vassoio di parcheggi" - e non c'era ancora il mastodontico cubo dell'archistar Richard Meier. 

Baby-boomers – Effetto sorprendente della guerra, Houellebecq fa notare al personaggio con cui s’identifica del romanzone “Annientare”: “I baby-boomer erano un fenomeno molto sorprendente, come lo stesso baby boom Le guerre erano in generale seguite da un’ondata di denatalità, accompagnate da un crollo psichico. Mettendo in luce l‘assurdità della condizione umana, avevano un effetto potentemente demoralizzatore”. Nella guerra mondiale in maniera evidente, poiché era stata “combattuta a un livello di assurdità senza precedenti” e “di una immoralità specialmente eclatante. Così, molto logicamente, la guerra era stata seguita da una generazione mediocre, cinica e incosciente e, soprattutto, da una generazione poco numerosa : a partire dal 1935 la cifra delle nascite in Francia era caduta sotto quella dei decessi. È tutto al contrario che si era prodotto negli anni 1950, anche in realtà negli ani 1940, in piena guerra, e questo non si poteva spiegare …che per il carattere ideologico, politico e morale della seconda guerra mondiale”.

Dialetto
– Funziona a teatro, nota Fliano recensendo “Napoli milionaria” (“Napoli e ditorni”, in “Chiuso per noia”) per una ragione, acustica: “Verosimilmente, le commedie dialettali interessano non per le conclusioni ma per la «musica», perché la usualità dei loro concetti mette lo spettatore a suo agio, lo invita a un giudizio dimesso. La loro forza sta nel dispensare gli autori da quel doveroso controllo che ogni lingua, cioè ogni educazione, pone subito ala coscienza artistica. In nessuna sala, come in quella dove si rappresenta una commedia in dialetto, succederà di sentire nell’aria profondi legami tra platea e palcoscenico. Il pubblico non giudicherà mai l’Azione, ma la rivivrà palesemente. Il silenzio tra battuta e battuta sarà anch'esso espresso in dialetto, i gesti degli attori saranno solecismi indispensabili. Niente verrà accolto con più gioia di un qualsiasi accenno alle minuzie dell’intimità domestica, della vita quotidiana: tutto il teatro dialettale è fatto diiminuzie sottolineate”.
 
Faulkner
– Ora premio Nobel, “ultracinquantenne”, scrive Mario Andreose sulla “Domenica” del “Sole 24 Ore” in una nota biografica che si vuole propedeutica alla riproposta di Faulkner presso la sua Nave di Teseo, “dispone della scorta, a turno, di  giovani donne, perfino coetanee della figlia Jill”, con le quali anche si scrive, per modo che la moglie Estelle a casa ne abbia “aggiornamento in tempo reale, senza che questo potesse provocare sconquassi di sorta, perché in terra sudista ci vuole ben altro per minare un matrimonio”.
“Estelle”, prosegue Andreose, “anoressica solo d’aspetto, è stata il più grande amore di Faulkner, che, ritenuto non all’altezza dalla famiglia di lei in un primo approccio, seppe aspettare  il divorzio dal suo precedente matrimonio con la nascita di due figlie, per poterla finalmente impalmare”. Un “sodalizio familiare” che Andreose presume “non intaccato dallo svanire della passione amorosa”, poiché “saldo rimaneva il legame alcolico… Capitava alla figlia Jill ditornare a casa e di trovarli stesi per terra o nel loro letto apparentemente privi di sensi e insozzati dai loro escrementi…”  
Di “Requienm per una monaca”, 1951, Abdreose ricorda cheCamus fece la traduzione e l’adattamento in forma teatrale, coli titolo che in francese suona "Requiem pour une nonne”, un'assonanza strana per un orecchio italiano, nonne-nonna – l’adattamento fu anche messo in scena, nella stagione 1956\57 al teatro parigino des Mathurins (altre rappredentazioni non risultano).
 
Francia-Germania – Un rapporto “sessuale” lo vuole (malizioso?) Houellebecq in “Annientare”: “Era sessuale”, riflette il suo personaggio, superconsulente ministeriale, a proposito del presidente francese che deve “tendere le labbra a tutte le guance di cancelliere tedesche che il destino gli darebbe da baciare”: “Comunque, tra la Francia e la Germania, era bizzarramente sessuale, e da parecchio tempo”.
 
Mussolini
 – “Dopo la Conciliazione pensai che Mussolini non se ne sarebbe andato mai più. Se
non faceva la guerra, forse c’era ancora” – Mario Soldati, “Quando l’America era una sposa”,
intervista con Enzo Biagi, sul “Corriere della sera” il 30 novembre 1977.
 
Odissea
 – Flaiano dà molto credito, recensendo “2001. Odissea nello spazio”, il film di Kubrick, ad Arthur G. Clark, lo scrittore di fantascienza che ne è sceneggiatore, a cui si deve il “misterioso e ubiquo parallelepipedo … che turba gli spettatori”. Perché, spiega, “nella evoluzione del pensiero scientifico un fatto è chiaro, che non c’è mistero del mondo fisico il quale non conduca a un mistero che è al di là di noi stessi. Tutte le strade dell’intelligenza, tutte le scorciatoie delle teorie e delle ipotesi portano fatalmente ad un abisso, o ad un ostacolo (il parallelepipedo di Clark&Kubrick) che la natura umana non può superare” (“2001, Odissea al parallelepipedo”, ora in “Chiuso per noia”).
Se l’“Iliade” è il poema della forza (Simone Weil), l’“Odissea è quello della metafisica?


Ottava
 – “Musicista in origine”, Savinio dice di sé in una parentesi dell’introduzione (”La verità sull’ultimo viaggio”) al suo dramma “Capitano Ulisse”, “la musica mi è venuta a fastidio. Ho sperimentato tutte le possibilità dell’ottava. Restava l’illusione di un’ottava più vasta, più sottile. Ma i quarti di tono sono fuori della musica, fuori del mondo. Una tremenda sete mi ardeva di nuove porte aperte. Ma il quarto di tono non è una porta: è un buco onde si casca nel vuoto. La musica perde il suo sguardo di musica, si squaglia in una sonorità opaca che dà la nausea e il capogiro, in un gioco da sordomuti, in jun passatempo di marziani che vivono nel gelo di un pianeta vecchissimo”.

Premi letterari – “Premio Sandomenichino, il verdetto”, annuncia “la Nazione-Massa” su una pagina: “Svelate le cinquine di ogni sezione”, sette. È la 67ma edizione del premio, “uno dei più longevi su scala nazionale”. Hanno concorso “oltre 900 autori”. I premi sono simbolici, 100 o 200 euro. La premiazione si tiene in grande, al teatro di Massa, il “Guglielmi”. Il premio prende il nome dalla parrocchia della frazione Ronchi-Poveromo di Massa. Lo istituì nel 1958 il parroco padre Gesualdo Grassi, un frate molto attivo nell’immediato dopoguerra, che salvò, letteralmente intere famiglie della Versilia esposte per essere state fasciste e quindi a rischio della vita.


letterautore@antiit.eu

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