Ma è la Dc che governa
Cazzulllo dà oggi
sul “Corriere della sera”, argomentando con i lettori, per defunta la Dc. E da
tempo. Mentre regna sovrana. Nella Funzione Pubblica, cioè nelle istituzioni.
Dal Quirinale e dalla Corte Costituzionale in giù. Naturalmente in Cassazione e
al Csm. Targata magari Pd o Forza Italia, e oggi un po’ Meloni, ma non vuol
dire – era il messaggio del cardinale Ruini, eminente politico, e rispettabile,
ai vescovi italiani trent’anni fa: diversificare. Nonché nelle cariche
direttive durature, alla Rai e negli enti economici, dai ministeri alle Procure – un po’ di sinistra e un po’ di
destra. Nella spesa pubblica: orientamenti (assistenzialismo, ma anche
incentivazione) e controllo centri di spesa. Anche negli investimenti, tramite
i grandi enti economici, oggi grandi gruppi, Ferrovie, Anas, Eni, Enel. Nelle
banche, tutte o quasi tutte emanazione delle fondazioni, tutte di area Dc:
Intesa, Unicredit, Bpm, perfino Mps – unica eccezione Bper, ma per un’ascesa
avventurosa (e quindi ricattabile?) Unipol ex Coop (ex Pci) consentita
benevolmente dalla Dc, col regalo dapprima di Sai, e poi della stessa Bper e
della Popolare Sondrio. E naturamente
nella politica. Col Pd, di cui è stata la forza creatrice, con l’Ulivo, e
resta quella dominante – il vero “partito” (Schlein è solo qualche voto online,
non ha nessun potere, e del resto nessuno la consulta, che sia la difesa, o il
risiko bancario). Avendo espresso i presidenti del consiglio della “Seconda Repubblica”,
Prodi e Berlusconi, e poi Letta, Renzi e Gentiloni – e un po’ Meloni.
Ma l’elenco delle persistenze sarebbe lungo. Basti sapere, come questo sito ha notato, che è naturalmente
sempre il Centro, cioè la “massa” Dc, a determinate le maggioranze nella “Seconda
Repubblica”, spostando il milione e mezzo di voti, il 4-5 per cento dei (pochi)
votanti, che fanno le maggioranze – le alternanze. Che sono di schieramento ma
non di politica, immutata.
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