Cerca nel blog

martedì 7 luglio 2026

Ma è la Dc che governa

Cazzulllo dà oggi sul “Corriere della sera”, argomentando con i lettori, per defunta la Dc. E da tempo. Mentre regna sovrana. Nella Funzione Pubblica, cioè nelle istituzioni. Dal Quirinale e dalla Corte Costituzionale in giù. Naturalmente in Cassazione e al Csm. Targata magari Pd o Forza Italia, e oggi un po’ Meloni, ma non vuol dire – era il messaggio del cardinale Ruini, eminente politico, e rispettabile, ai vescovi italiani trent’anni fa: diversificare. Nonché nelle cariche direttive durature, alla Rai e negli enti economici, dai ministeri alle Procure – un po’ di sinistra e un po’ di destra. Nella spesa pubblica: orientamenti (assistenzialismo, ma anche incentivazione) e controllo centri di spesa. Anche negli investimenti, tramite i grandi enti economici, oggi grandi gruppi, Ferrovie, Anas, Eni, Enel. Nelle banche, tutte o quasi tutte emanazione delle fondazioni, tutte di area Dc: Intesa, Unicredit, Bpm, perfino Mps – unica eccezione Bper, ma per un’ascesa avventurosa (e quindi ricattabile?) Unipol ex Coop (ex Pci) consentita benevolmente dalla Dc, col regalo dapprima di Sai, e poi della stessa Bper e della Popolare  Sondrio. E naturamente nella politica. Col Pd, di cui è stata la forza creatrice, con l’Ulivo, e resta quella dominante – il vero “partito” (Schlein è solo qualche voto online, non ha nessun potere, e del resto nessuno la consulta, che sia la difesa, o il risiko bancario). Avendo espresso i presidenti del consiglio della “Seconda Repubblica”, Prodi e Berlusconi, e poi Letta, Renzi e Gentiloni – e un po’ Meloni.
Ma l’elenco delle persistenze sarebbe lungo. Basti sapere, come questo sito ha notato, che è naturalmente sempre il Centro, cioè la “massa” Dc, a determinate le maggioranze nella “Seconda Repubblica”, spostando il milione e mezzo di voti, il 4-5 per cento dei (pochi) votanti, che fanno le maggioranze – le alternanze. Che sono di schieramento ma non di politica, immutata.

Nessun commento: