sabato 15 agosto 2026

Il genio perduto dei luoghi

"Quel complesso puzzle che è l’idea classica della sacralità dei luoghi” è il tema di questa riflessione. Di cui le ninfe, così numerose, varie e incerte, sono state e restano le animatrici, il soggetto attivo, legato alle acque – ma non soltanto alle acque (Oceanine, Nereidi, ninfe del mare, Naiadi, dei fiumi e le fonti), anche dei monti (Oreadi), delle valli (Napee), dei boschi, Aldeidi, degli alberi, Driadi e Amadriadi. Di un mondo muto animato - poi anche romano, e bizantino, si può aggiungere, e russo (le rusalka). Figlie di Zeus, o delle acque, immortali e mortali, a volte infanti, a volte guaritrici, o profetesse, ma tutte vergini, ornate di fiori, in “vesti leggere fluenti”. Lo spirito dei luoghi.
Bevilacqua è un camminatore esperto, come si suol dire, e felice. Esperto di ogni singola piega e di ogni singola efflorescenza delle sue montagne in Calabria, sull’Aspromonte, per le Serre, sulla Sila e per il Pollino, di cui è felice narratore – una sorta di curatore-creatore della natura locale (di cui i locali purtroppo, dal recente passato di fatica contadina, poco si curano), in raccolte che sfidano il tempo – “Le fantasticherie del camminatore errante”, “Il paesaggio rivelato (Calabria esotica)”, “Lettere meridiane”, “Sulle tracce di Norman Douglas” tra i tanti.  In questo volumetto, da lettore oltre che camminatore e anzi persona di vasta cultura, si applica e fare emergere, in forma di saggio,  rileggendone la mitologia e la trattatistica, il “genius loci”, il “daimon” di ogni luogo. Di ogni comunità non solo, ma anche di ogni anfratto e specie.
Bevilacqua ne ripercorte la trattatistica, di cui dà la bibliografia in appendice, da Servio e Esiodo, i primi accenni, a Vito Teti. Con molto Platone naturalmente, e Emerson, Thoreau, Hadot, La Cecla, Turri, Augé, Assunto, Bodei, molto Hillmann, recente, Eliade, Calasso, Norberg-Schulz, il “processo di individuazione” di Jung (“Anima e terra”). E i poeti: Omero naturalmente, Eliot, Pound, Heine, Rilke – ma in letteratura i richiami sarebbero interminabili (molto avrebbe giovato Whitman). E Vernon Lee (la prima che vi si è rifatta, con vari racconti, alcuni raccolti da Sellerio) nella narrativa forse meglio di Buzzati - o il non considerato Alvaro.
Un saggio su un bisogno, forse a questo punto, più che su un fatto. Un bisogno di confermarsi che nasce dall’abbandono dei luoghi, per l’emigrazioene, o la semplice, inevitabile, inesorabile, urbanizzazione. Non c’è più il genius loci nemmeno nelle piccole comunità ancora persistenti, si può aggiungere, luoghi e acque che si caratterizzavano per una onomastica e toponomastica minutissima, che magari l’Igm ancora documenta, l’hanno svanita del tutto, anche per i residenti,  nell’arco di una generazione o due, con la prima urbanizzazione postbellica. Non si sa dove si abita, e non  interessa.
Con due fastidiosi refusi (per Heidegger), alle pp. 31 e 33, non comuni per questo editore.
Francesco Bevilacqua, Genius Loci, Rubbettino, pp. 85 € 8

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