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Il genio perduto dei luoghi
"Quel
complesso puzzle che è l’idea
classica della sacralità dei luoghi” è il tema di questa riflessione. Di cui le
ninfe, così numerose, varie e incerte, sono state e restano le animatrici, il
soggetto attivo, legato alle acque – ma non soltanto alle acque (Oceanine,
Nereidi, ninfe del mare, Naiadi, dei fiumi e le fonti), anche dei monti (Oreadi),
delle valli (Napee), dei boschi, Aldeidi, degli alberi, Driadi e Amadriadi. Di
un mondo muto animato - poi anche romano, e bizantino, si può aggiungere, e russo (le rusalka). Figlie di Zeus, o delle acque, immortali e mortali, a volte
infanti, a volte guaritrici, o profetesse, ma tutte vergini, ornate di fiori, in
“vesti leggere fluenti”. Lo spirito dei luoghi.
Bevilacqua
è un camminatore esperto, come si suol dire, e felice. Esperto di ogni singola
piega e di ogni singola efflorescenza delle sue montagne in Calabria,
sull’Aspromonte, per le Serre, sulla Sila e per il Pollino, di cui è felice
narratore – una sorta di curatore-creatore della natura locale (di cui i locali
purtroppo, dal recente passato di fatica contadina, poco si curano), in raccolte
che sfidano il tempo – “Le fantasticherie del camminatore errante”, “Il
paesaggio rivelato (Calabria esotica)”, “Lettere meridiane”, “Sulle tracce di
Norman Douglas” tra i tanti. In questo
volumetto, da lettore oltre che camminatore e anzi persona di vasta cultura, si
applica e fare emergere, in forma di saggio, rileggendone la mitologia e la trattatistica,
il “genius loci”, il “daimon” di ogni luogo. Di ogni comunità non solo, ma
anche di ogni anfratto e specie.
Bevilacqua
ne ripercorte la trattatistica, di cui dà la bibliografia in appendice, da
Servio e Esiodo, i primi accenni, a Vito Teti. Con molto Platone naturalmente, e
Emerson, Thoreau, Hadot, La Cecla, Turri, Augé, Assunto, Bodei, molto Hillmann,
recente, Eliade, Calasso, Norberg-Schulz, il “processo di individuazione” di
Jung (“Anima e terra”). E i poeti: Omero naturalmente, Eliot, Pound, Heine,
Rilke – ma in letteratura i richiami sarebbero interminabili (molto avrebbe
giovato Whitman). E Vernon Lee (la prima che vi si è rifatta, con vari
racconti, alcuni raccolti da Sellerio) nella narrativa forse meglio di Buzzati
- o il non considerato Alvaro.
Un
saggio su un bisogno, forse a questo punto, più che su un fatto. Un bisogno di
confermarsi che nasce dall’abbandono dei luoghi, per l’emigrazioene, o la semplice,
inevitabile, inesorabile, urbanizzazione. Non c’è più il genius loci nemmeno nelle piccole comunità ancora persistenti, si
può aggiungere, luoghi e acque che si caratterizzavano per una onomastica e
toponomastica minutissima, che magari l’Igm ancora documenta, l’hanno svanita
del tutto, anche per i residenti,
nell’arco di una generazione o due, con la prima urbanizzazione
postbellica. Non si sa dove si abita, e non
interessa.
Con
due fastidiosi refusi (per Heidegger), alle pp. 31 e 33, non comuni per questo
editore.
Francesco
Bevilacqua, Genius Loci, Rubbettino,
pp. 85 € 8
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